Raffaele Cutolo: "Se esco dal carcere e parlo crolla il Parlamento"

L'ex boss della Nco ha rilasciato, attraverso moglie e legale, alcune dichiarazioni a Repubblica. Come il racconto della trattativa perché le Br liberassero l'assessore Cirillo: "La prima trattativa Stato-mafia"

Raffaele Cutolo

"I miei segreti fanno tremare tutti, mi hanno sepolto vivo in una cella ma se parlo io ballano le scrivanie di mezzo Parlamento": è 'o professore a parlare, Raffaele Cutolo, quello che fu il boss di 7mila affiliati, il capo della Nuova Camorra Organizzata.

Detenuto in regime di 41 bis nel carcere di Parma (in compagnia dei vari Totò Riina, Leoluca Bagarella, Massimo Carminati e Marcello Dell'Utri), il boss parla attraverso la moglie ed il suo legale - gli unici oltre alla figlia Denise a potergli far visita - con il giornalista Paolo Berizzi di Repubblica.

L'ex boss della camorra lancia accuse, e ricorda episodi. Come quando "mezza Dc – scrive Berizzi – gli chiede di far liberare l'assessore regionale napoletano all'edilizia Ciro Cirillo, uomo di Antonio Gava sequestrato dalle Br". La trattativa, tra servizi segreti, Cutolo e brigatisti, è stata accertata da un'ordinanza del giudice istruttore Carlo Alemi. "È stata la prima trattativa Stato-mafia – sarebbero le parole di Cutolo – Forse anche la mia vera condanna".

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