Napoli, una città in cui si vive di ‘frasi fatte’ nell’accezione positiva del termine. In questo senso cade oggi una data particolare che per i partenopei significa "sfratto": il 4 maggio.
Un tempo, a Napoli le famiglie partenopee traslocavano in questo giorno, mutando abitazione e anche vita. Successivamente, con l’espressione “fa ‘o quatte ‘e maggio”, si giunse a significare: dismettere qualsiasi comportamento o applicazione, per proseguirne altre diverse o simili.
Annuncio promozionale
Raffaele Bracale su Dialettando.com spiega: i traslochi, a seguito di una prammatica emessa nel 1587 dal viceré Juan de Zunica conte di Morales, furono poi spostati al primo di maggio, festività dei santi Filippo e Giacomo. "Ma i napoletani devoti dei due santi e soprattutto legati ad una tradizionale festa con processione e laute libagioni, legata alla festività dei cennati santi, non accettarono di buon grado la nuova data e presero a mutar casa ed a traslocare quando e come aggradasse loro, di talché la città risultò caoticamente invasa quasi cotidie di carretti e sciarabballe, ingombri di mobili, masserizie e passeggeri; fino a che (ma bisognò attendere il 1611) un nuovo viceré Pedro Fernandez de Castro conte di Lemos non statuí definitivamente che traslochi e sfratti si tenessero ai quattro di maggio, giorno dal quale decorreva altresì il pagamento del canone mensile di locazione detto in napoletano mesata (forgiata sul basso latino: mensem, mese) o più esattamente pesone che è dal latino pensone(m)dal verbo pendere, pesare, pagare”.





Caricamento in corso...





Commenti