Processo per stalking a Fabio Quagliarella, indagato un altro poliziotto

Falso in atto d'ufficio, l'ipotesi avanzata dal Pm Barbara Aprea che ha ottenuto l'invio del fascicolo d'udienza in procura

Ancora un colpo di scena nel processo per stalking ai danni del calciatore Fabio Quagliarella, del cantante Guido Lembo e di altri vip. Nel corso dell'udienza di ieri mattina il Pm titolare del fascicolo, Barbara Aprea ha chiesto al giudice monocratico Ernesto Anastasio l'invio degli atti d'udienza in procura per procedere contro il testimone che stavano ascoltando. Si tratta di un altro agente della Polizia postale chiamato a testimoniare sul caso che vede imputato il suo collega Raffaele Piccolo. L'ipotesi di reato formulata dal sostituto procuratore oplontino è quella di falso in atto d'ufficio per aver raccolto quattro denunce di vip in maniera irrituale. Secondo il pm, infatti, l'agente avrebbe messo agli atti delle denunce senza che a presentarle fossero i diretti interessati di persona ma solo dei loro intermediari o con delle segnalazioni via mail.

La legge però prescrive che i denuncianti debbano essere presenti di persona per essere identificati dagli agenti e per questo motivo il Pm ha chiesto e ottenuto che l'udienza venisse sospesa e il poliziotto fosse ascoltato nel corso della prossima ma alla presenza di un proprio legale essendo a quel punto indagato per reato connesso. Si infittisce la vicenda che ha alla base una vera e propria persecuzione subita dall'attaccante della Sampdoria a partire dal 2008 e che lo costrinse anche a lasciare il Napoli e la sua città, Castellammare di Stabia. Nel corso dell'udienza di gennaio Quagliarella raccontò la vicenda di cui è stato vittima sin dai tempi in cui giocava nel Napoli. Un continuo di richieste e pressioni ricevute da un agente della postale che l'ha letteralmente perseguitato per poter godere della sua “amicizia”. Quagliarella spiegò che a partire dal gennaio 2008 cominciarono a pervenirgli una serie di minacce sia via mail che via telefono.

Il contenuto delle missive era di ogni genere ed aveva un intento ricattatorio. «A casa dei miei genitori arrivavano foto di me in una bara oppure messaggi o mail in cui mi minacciavano di collegare il mio indirizzo di posta a siti internet dove c'erano immagini di minorenni». I messaggi arrivavano anche all'amico Giulio De Riso che gli consigliò di rivolgersi all'agente Piccolo, l'attuale imputato. Il poliziotto si offrì subito di aiutare il calciatore ma in cambio chiedeva una serie di cortesie. Decine di maglie firmate o biglietti per le partite in tutta Italia erano solo parte delle tante richieste rivolte al calciatore. Trascorsero due anni e in una vacanza con un avvocato, Giovanni Barile, fino a scoprire che anche lui era sotto ricatto.

Chiunque frequentava il calciatore finiva nel giro di ricatti. Da quel momento, valutando altri indizi, Quagliarella con l'aiuto del padre Vittorio, capì che il mittente dei messaggi era proprio il poliziotto che aveva architettato tutto. La conferma arrivò dalla polizia postale di Milano e il calciatore si rivolse al sostituto procuratore Barbara Aprea. Un periodo difficile che secondo il calciatore ha anche provocato il raffreddamento dei rapporti con il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis e il suo trasferimento.

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