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Protesta Poggioreale, la madre di un detenuto: "Sta male ma non mi dicono nulla"

 

"Mio figlio sta male ma non posso vederlo e non mi dicono come sta. Ho paura che gli succeda qualcosa". Tina Sanguinetti scoppia a piangere quando parla con i giornalisti di suo figlio Luciano De Luca, 28enne detenuto nel carcere di Poggioreale per spaccio di droga. Il ragazzo, da alcuni giorni, accusa una forte sindrome influenzale. I parenti raccontano che nella giornata di ieri, 16 giugno, Vincenzo è svenuto, che i compagni di cella hanno attirato l'attenzione della polizia penitenziaria e che il ritardo nei soccorsi ha scatenato una rivolta all'interno del penitenziario.

"La sanità all'interno del carcere non esiste - denuncia Pietro Ioia, presidente dell'Associazione ex detenuti - I ritardi nelle cure sono all'ordine del giorno. Hanno protestato in duecento e oggi, per punizione, sono stati tutti trasferiti". Una posizione condivisa anche dalla polizia penitenziaria: "Gli aspetti sanitari non sono molto curati a Poggioreale e anche in altri istituti - affermano Vincenzo Palmieri dell'Osap e Ciro Auricchio dell'Uspp - Gli oltre 800 detenuti oltre la norma presenti in questo carcere rendono la vita impossibile sia ai detenuti che alle guardie". 

Carcerati, parenti e polizia penitenziaria si uniscono in un coro unanime: "A Poggioreale è impossibile vivere". Non è la prima denuncia per deficit sanitario che viene rivolta all'Istituto napoletano. "Oggi non me l'hanno fatto vedere - dichiara, disperata, la madre di Vincenzo. Io devo sapere come sta". Vincenzo soffre di anemia mediterranea e i familiari affermano che lo stanno curando con medicinali cortisonici non adatti al suo stato. "Mio figlio ha sbagliato e sta pagando il suo debito - conclude Tina - ma deve essere trattato come un essere umano". 

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