Un seno nuovo diventato poi un incubo. Questa la vicenda di Luisa Catini, 24 anni, da sei operata con le protesi al silicone Pip. Un anno e mezzo fa scopre un carcinoma al seno e comincia il suo calvario.
LA STORIA - Sei anni fa la giovane decide di rifarsi il seno. "Era un sogno che avevo da tempo e presi questa decisione anche contro il parere della mia famiglia". La giovane viene operata in uno dei Policlinici di Roma dove le vengono inserite le protesi Pip. Un anno fa, durante un controllo di routine, scopre di avere un carcinoma al seno. "Feci un'ecografia mammaria e scoprii un nodulo nascosto sotto la protesi - dice Luisa - Era impossibile da individuare con una semplice palpazione. E fatto l'ago aspirato ho scoperto che era un carcinoma e sono stata operata d'urgenza". Da quel giorno comincia il calvario della giovane. I controlli periodici, la terapia. Solo da settembre la lenta ripresa al lavoro, ma sempre con lo spettro di un brutto male. "Il nodulo era nascosto, difficile da individuare e asintomatico - dice Luisa - Se non me ne fossi accorta poteva svilupparsi, crescere e diventare una metastasi".
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Luisa ora ha deciso di denunciare l'azienda francese e di aderire alla class action per il risarcimento danni. "A Torino è in corso un'indagine per immissione in commercio di sostanze pericolose - ha spiegato l'avvocato Luigi Morelli - Ma stiamo procedendo anche con una class action per i rimborsi a 100 donne per cifre tra i 5mila e i 10mila euro per l'intervento e la sostituzione della protesi. Per Luisa, data la gravità della patologia, il pericolo di vita, il danno biologico ed estetico, potremmo chiedere fino al milione di euro". (Ansa)
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