Rifiuti, Bertolaso si avvale della facoltà di non rispondere
Il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, a Napoli per testimoniare al processo per i presunti illeciti nello smaltimento dei rifiuti in Campania si è avvalso della facoltà di non rispondere
di Redazione 21/07/2010
- PersonaGuido Bertolaso
Guido Bertolaso, il capo della Protezione Civile, a Napoli al processo per i presunti illeciti nello smaltimento dei rifiuti in Campania si è avvalso della facoltà di non rispondere ottemperando alla scelta difensiva dell'avvocato dello stato Ettore Figliolia che lo assiste. Nello stesso processo è imputato, tra gli altri, l'ex governatore Antonio Bassolino.
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Tra gli illeciti contestati agli imputati dai pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, il mancato funzionamento degli impianti per la produzione di combustibile da rifiuti e la conseguente creazione di altrettante discariche all'interno degli impianti stessi, bombe ecologiche da cui fuoriuscivano enormi quantità di percolato. In questo processo Bertolaso è teste in quanto tra il 2006 e il 2007 ricoprì la carica di commissario straordinario all'emergenza rifiuti. I reati contestati agli imputati, comunque, si avviano verso la prescrizione (già dichiarata dal collegio per alcuni capi di imputazione): a due anni dall'inizio del dibattimento, infatti, è ancora in corso l'esame dei testi dell'accusa. Diversa e più complessa la situazione dell'altra vicenda giudiziaria attinente alla gestione dei rifiuti in cui é coinvolto il capo della Protezione civile. Iscritto nel registro degli indagati dai pm Noviello e Sirleo, la sua posizione fu poi stralciata dal procuratore, Giovandomenico Lepore, assieme a quella di altri sei indagati, tra cui il prefetto di Napoli, Alessandro Pansa. La vicenda provocò forti contrasti e tensioni nella Procura napoletana. Per Bertolaso, infine, Lepore chiese il rinvio a giudizio per il reato meno grave, la gestione non autorizzata di rifiuti, proponendo invece l'archiviazione per il traffico illecito di rifiuti. La vicenda, nel frattempo, è diventata di competenza della magistratura romana a causa della presenza, tra gli imputati, del pm di Napoli Giovanni Corona, ex consulente di Pansa. Per quest'ultimo, peraltro, la stessa Procura ha chiesto l'archiviazione.
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