La maggioranza lo aveva annunciato poco dopo l'insediamento, in una sorta di campagna elettorale permanente che non è mai cessata sin dalle elezioni. «Il Gelsomino non chiuderà. Diventerà comunale».
Da allora sono passati tre anni e la vecchia insegna «cinema-teatro Gelsomino» è ancora lì, nonostante il proprietario, Giuseppe Sepe, in vista dell'agognato passaggio delle consegne abbia cessato di fatto l'attività di «esercizio cinematografico», come definita dal burocratese della Camera di commercio. E nonostante siano mesi che su tutta la comunicazione riguardante il locale esso venga presentato come «teatro comunale Gelsomino Afragola». Il Gelsomino era l'unica delle sale cinematografiche storiche che aveva resistito alle varie crisi che si sono susseguite negli anni.
Dopo la chiusura dello Splendido, era anche divenuta la cornice esclusiva di tutti gli eventi culturali della città, a cominciare dal premio internazionale Città di Afragola - Ruggero II il Normanno. Quando, in seguito all'apertura dell'ennesimo multiplex ai margini del centro abitato, Sepe cessò di acquistare pellicole e minacciò di chiudere (dopo che aveva abbandonato l'idea di realizzare una seconda sala), la città andò in subbuglio. Chiudere il Gelsomino significava chiudere un centro di aggregazione culturale e questo rappresentava una sconfitta per l'intera popolazione di Afragola e dei comuni limitrofi.
Ecco perché l'ipotesi dell'amministrazione Nespoli era stata accolta con favore da molti, pur pesando non poco sulle casse comunali e dunque sui contribuenti: si parla di un affitto da 7900 euro al mese. I cittadini si saranno accorti che da diversi mesi tutta la comunicazione esterna riguardante il Gelsomino reca la denominazione «teatro comunale Gelsomino Afragola». Qualcuno ha aperto anche un profilo Facebook con questa dicitura, con tanto di clone per superamento del limite di amicizia.
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