Peschereccio affondato, si cercano i corpi. Il timoniere positivo al narcotest

Per lui e per il terzo ufficiale accusa di omicidio e naufragio. Caldoro chiede aiuto alla Marina militare per recuperare i corpi di Alfonso e Vincenzo Guida

di Adriano Cotugno 12/08/2011
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Il cargo Jolly grigio
Il cargo Jolly grigio

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Ritrovare i due corpi dispersi. Questo l'obiettivo primario della Capitaneria di Porto di Napoli, dopo la collisione avvenuta ieri nel Golfo di Napoli a largo di Ischia, a Punta San Pancrazio. "La speranza - afferma l'Ammiraglio Picone, e' che dal mare emergano i corpi dei due dispersi. Per poterli riconsegnare alle famiglie".

Le ricerche - Continuano senza sosta le ricerche in mare dei due dispersi, padre e figlio (Alfonso e Vincenzo Guida ndr) che si trovavano a bordo del peschereccio "Giovanni Padre". Salvo invece il proprietario del peschereccio, Vincenzo Birra, che si è tuffato in acqua ed è riuscito a mettersi in salvo. Un elicottero e 3 motovedette sono attualmente impegnate nelle operazioni di ricerca, che proseguiranno nelle ore diurne e divisi in più turni, fino al ritrovamento dei corpi. "Noi non ci fermiamo" ha assicurato l'Ammiraglio Domenico Picone, direttore marittimo della Campania.
E a tal proposito si muovono anche i livelli istituzionali, presidente della Regione in testa. Caldoro è infatti intervenuto direttamente presso il ministero della Difesa ed ha parlato con il capo di gabinetto del Ministro, Generale Claudio Graziano e con l'ammiraglio Geminiani della Marina Militare circa la possibilità che siano inviati mezzi tecnici per supportare la ricerca del peschereccio affondato nella collisione con il cargo 'Jolly Grigio'.
Caldoro, si apprende, sta seguendo la vicenda con particolare attenzione ed è in costante contatto con il sindaco di Ercolano Vincenzo Strazzullo e con l'ammiraglio Domenico Picone.

Gli arresti, il Narcotest - Due gli arrestati. Si tratta di due marinai del 'Jolly Grigio', la nave cargo che ha abbordato il peschereccio. Si tratta del timoniere, un 47enne di Genova, e del terzo ufficiale 24enne originario di Brindisi.

Uno dei due arrestati, il timoniere, sarebbe risultato positivo all'esame del narcotest, in particolare alla cocaina. Le accuse a carico dei due sono pesanti: omicidio colposo plurimo e naufragio colposo. L'ipotesi che a determinare la collisione tra le due unità sia stato l'effetto della droga resta quella principale, ma l'ammiraglio Picone non ha escluso che all'impatto possano avere contribuito manovre errate o il mancato rispetto di norme di sicurezza.

I marittimi vengono sottoposti a visite mediche biennali e a visite preventiva d'imbarco, ed è in quella occasione che la sanità marittima fa gli accertamenti.

"Evidentemente, ammette Picone, ci sono state delle violazioni alle regole per prevenire gli abbordi in mare". Dagli interrogatori effettuati ieri dalla capitaneria di porto di Napoli sono emerse indicazioni ed elementi di responsabilità a carico di due membri del 'Jolly grigio'. Tali elementi hanno fatto scattare gli arresti, convalidati dall'autorità giudiziaria. La nave cargo e' stata posta sotto sequestro, ed e' ora ferma al molo 56 del porto di Napoli.

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Il giallo della velocità - Dalle prime analisi effettuate sulle strumentazioni di bordo della nave cargo sarebbe emerso che la nave, al momento dell'impatto procedeva ad una velocità di 12 nodi. "Meno di un traghetto di linea", chiariscono dalla capitaneria di porto. Secondo le tabelle pubblicate sul sito dell'Autorità Portuale di Napoli, la partenza del cargo, diretto a Marsiglia, dove sarebbe dovuto arrivare alle 23 di ieri, era prevista alle 8, ma e' stata anticipata di un'ora. L'impatto e' avvenuto alle 8:50. La Guardia Costiera di Napoli ha reso noto di aver ricevuto alle 8.45 la chiamata di emergenza alla centrale operativa, lanciata dal peschereccio "Conchiglia". Le indagini chiariranno l'esatta dinamica della collisione.

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Avatar di Giuseppe Ruotolo

R: Peschereccio affondato, si cercano i corpi. Il timoniere positivo al narcotest

Giuseppe Ruotolo:

Zione pungola preventivamente, meglio se pleonasticamente; perché è ben convinto che si può e si deve poter recuperare il relitto del peschereccio Giovanni Padre in cui riposano i due Marinai, travolti dalla responsabile e grave incoscienza altrui e specie se come sembra, si tratta di un problema anche di carattere finanziario in cui è moralmente coinvolta pure la Proprietà, composta da Famiglie di gente di mare, della nave investitrice Jolly Grigio, la quale è sommamente obbligata dall’Etica della vita ad impegnarsi anch’essa in prima persona, mettendo a disposizione dell’Autorità che dirige le operazioni, se necessario, le proprie attrezzature, il personale e la cifra occorrente per il pagamento di un eventuale intervento di recupero da parte di altri.
Nel mentre si esprime il cordoglio per questa ennesima “Tragedia del mare” e l’apprezzamento per le nobili parole di conforto e di impegno preso colla povera Famiglia dei due Pescatori, anche da parte del Signor Ammiraglio (Comandante la Capitaneria di Porto di Napoli), si evidenzia l’abnegazione finora profusa da parte di tutti i soccorritori che operano sul posto; ma ci si permette pure di ricordare, col dovuto rispetto, al nostro laborioso Governo del Popolo Italiano che URGE CONTINUARE, la sua indispensabile e risolutiva presenza.
Bisogna che si recuperino quanto prima i corpi di questi due sfortunati Marinai, trascinati nell’abisso dall’affondamento della loro imbarcazione; con qualsiasi mezzo, perchè ciò è quasi certamente possibile già colla normale dotazione della nostra efficiente Marina Militare e comunque, in questa sciagura nel caso occorresse, è doveroso e non si deve indugiare a chiedere aiuto a chicchessia (Azienda o altra Nazione) che fosse in grado di dare un subitaneo e valido aiuto.
Questo è quanto chiede e si aspetta la loro sfortunata Famiglia e tutta la comunità del nostro Paese (incluso la grande folla eterogenea di gente e di intere famigliole di varia provenienza, che viaggia su traghetti, aliscafi e navi &hellip ;)in modo da poter avere da parte dello Stato, col segno tangibile della sua volontà di ben operare, anche un poco di sollievo da parte della Gente, nel pensare che i parenti del ragazzo e di suo padre, avranno un posto dove recarsi, per piangerli e ricordarli.
Chiedendo l’aiuto del Cielo, dello Stato (ed anche degli Armatori privati, a cominciare dall’antica Compagnia Genovese di navigazione “Ignazio Messina”, proprietaria del “cargo Ro-Ro” che è la causa del disastro) e considerando che il punto dell’affondamento del peschereccio è noto con precisione (e forse anche confermabile col Sonar) e nell’eventuale attesa di eventuali e reali intoppi pratici o lungaggini burocratiche, si potrebbe cercare di agganciare il relitto con un’ancora a tre (o più bracci) e issarlo tramite la gru di un pontone o di una nave.
Per evitare che la stessa, una volta toccato il fondale, sprofondi o si conficchi nel medesimo, ancor prima di iniziare il tentativo di aggancio “a strascico”, bisognerebbe farla poggiare su una base adeguata a forma conica e con una larga base, per poi sollevarla di almeno un metro e sperare di recuperare così anche solo una parte dello scafo che potrebbe pure facilmente staccarsi dal relitto, con conseguente apertura e risalita dei corpi di questi sventurati, Innocenti Vittime di una triste fatalità dovuta all’umana Scelleratezza.
Riguardo alla pur notevole profondità, non dovrebbero esserci problemi, perché anche in assenza di una corda di nailon o di acciaio di sufficiente sezione e lunghezza, si potrebbe sempre e forse ancora meglio ricorrere alle catene metalliche con “maglia tipo bastimento” che avrebbero la possibilità di potersi congiungere progressivamente (e smontare anche &hellip ;)facilmente tramite bulloni o rapidi moschettoni, se previsti; in quanto al resto si spera nella buona volontà di chi sta operando e di chi osserva dall’alto, ma ancora di più si confida in chi sta ancora più in Alto …

il 15 agosto del 2011 segnala