Padre (vivente) dona rene alla figlia: non accadeva dal 2003 in Campania

Nuove speranze per i pazienti costretti a recarsi fuori Regione per effettuare l'intervento

M. è napoletana, ha 26 anni e come tutte le ragazze della sua età ama la vita, l’indipendenza e la libertà. Ma ha dovuto drasticamente ridimensionare sogni ed ambizioni perché alcuni anni fa ha scoperto di soffrire di insufficienza renale cronica, combattuta con la terapia medica e il rispetto di stretti regimi di vita. Dalla scorsa estate è entrata in quella fase della malattia che conduce inevitabilmente alla dialisi salvo che non si riesca prima ad accedere al trapianto. Ma la possibilità di trovare un organo compatibile e disponibile, quando ad attenderlo vi è una lunga lista di pazienti, non è assolutamente facile.

Donatore

L., 56 anni, padre della ragazza, si informa e scopre che è possibile realizzare un trapianto di rene da donatore vivente e che se il trapianto viene effettuato prima che il malato entri in dialisi si possono ottenere migliori risultati in termini di sopravvivenza e qualità di vita. Si rivolge al professore Michele Santangelo direttore della UOC di Chirurgia Generale e dei Trapianti di Rene del Policlinico Federico II per offrirsi come donatore. Santangelo si dichiara immediatamente disponibile. Sull’esempio della Scuola Padovana, guidata dal prof. P. Rigotti e dalla prof.ssa L. Furian, Santangelo sta infatti riorganizzando l’attività di trapianti da vivente presso la Federico II (l’ultimo risale al 2003) con metodiche più moderne che offrono maggiori vantaggi e garanzie al donatore. L’iter per stabilire che il trapianto di rene si possa effettuare prevede un’attentissima analisi clinica, immunologica e psicologica da parte dell’equipe sulla coppia donatore-ricevente. Al termine di questa valutazione, una commissione costituita da un team di specialisti, estraneo all’iter clinico di studio della paziente, riesamina il caso per essere certi della correttezza della procedura e della consapevolezza del donatore e del ricevente. Concluso il riesame, la pratica viene rimessa al magistrato che, se ne riconosce la correttezza procedurale, ne autorizza il compimento. Mentre padre e figlia affrontano questo lungo e complesso percorso, a metà agosto, M. riceve una telefonata dal Policlinico Federico II: c’è un rene potenzialmente compatibile con lei. La gioia svanisce rapidamente. Il potenziale donatore, agli accertamenti finali, si rivela non idoneo. Un momento di profondo sconforto per M. ma non per il padre che è deciso ad essere lui a donare il rene alla figlia ed è felice di farlo perché sa che se un rene da donatore cadavere assicura una buona funzionalità, quello proveniente da un donatore vivente ne garantisce una migliore e la consanguineità riduce, pur senza azzerarlo, il rischio di rigetto.

L’intervento 

 Lo scorso 13 dicembre, l’equipe del Policlinico Federico II, guidata dal prof. Michele Santangelo, ha realizzato l’intervento ottenendo un ottimo risultato. Al padre il prelievo dell’organo è stato effettuato con  tecnica totalmente laparoscopica, che riduce le sofferenze post-operatorie, i tempi di degenza ed i tempi di recupero funzionale. L. è stato rapidamente dimesso ed è in perfetta forma. Alla figlia, che è in buone condizioni, il trapianto da vivente ha consentito di rientrare in quel fortunato gruppo di pazienti, definito “pre-emptive”, che possono cioè giovarsi di ricevere un rene prima dell’entrata in dialisi.

Il trapianto da vivente è una procedura che esiste da tempo, l’ultimo eseguito alla Federico II e in Campania risale al 2003. Poi, purtroppo, problematiche di ordine organizzativo e legate al mancato rinnovo dell’autorizzazione hanno costretto alla sua sospensione. Oggi, grazie ad una minuziosa organizzazione, ad una perfetta integrazione tra le diverse competenze chiamate in campo, alla definizione di percorsi clinico-assistenziali particolarmente articolati ed all’acquisizione di competenze nelle tecniche chirurgiche mininvasive è stato possibile riattivare questa importantissima procedura”, precisa il professore Santangelo.

L’equipe chirurgica, guidata dal prof. Santangelo, insieme ai dottori Scotti, Jamshidi e Caggiano ha realizzato il prelievo su L. e la chirurgia di banco sul rene prelevato, mentre l’equipe chirurgica guidata dal dott. D’Alessandro, Responsabile dell’UOSD Centro trapianti di rene e patologie retro peritoneali dell’Azienda, e dal  prof. Santangelo, insieme ai dottori Tammaro e Pelosio, ha eseguito il trapianto su M. Questi interventi sono stati possibili grazie alla professionalità, alle competenze ed alla consolidata sinergia lavorativa con la componente nefrologica guidata dal prof. S. Federico e dalla dott.ssa R. Carrano, con quella immunologica coordinata dal prof. C. Napoli, con quella anestesiologica sotto la guida del prof. G. Servillo e con le altre realtà professionali aziendali che hanno partecipato in misura diversa alla realizzazione del programma, il tutto sotto la supervisione della direzione strategica aziendale che ha fortemente sostenuto la ripresa dell’attività. Va ricordata l’attività svolta dalla compagine infermieristica di sala operatoria, guidata dal dott. B. Barrella, di reparto, guidata dalla dott.ssa A. Maiorano, e dalla componente degli assistenti in formazione. “Tutti, adeguatamente e preventivamente preparati per affrontare questo evento, hanno preso parte alle varie fasi e senza di loro il programma non avrebbe potuto vedere luce” precisa Santangelo. Inoltre, tenuto conto della dotazione strumentale già presente al Policlinico Federico II il ricorso alla chirurgia mininvasiva per effettuare il prelievo sarà ben presto integrato dall’utilizzo del Robot da Vinci.

La riattivazione del programma di trapianto di rene da donatore vivente risponde alla mission di un’Azienda Ospedaliera Universitaria e dimostra, come all’interno del Policlinico Federico II, siano presenti professionisti in grado di realizzare, in chiave moderna, ambiziosi programmi didattico-scientifici- assistenziali in campo trapiantologico e di formare con grande competenza le nuove generazioni. Con orgoglio possiamo affermare che la Campania si riallinea agli standard delle Regioni più avanzate in campo trapiantologico garantendo l’opportunità di ridurre la migrazione sanitaria di quella consistente quota di pazienti che per oltre 15 anni è stata costretta a recarsi fuori regione, soprattutto al nord”, sottolinea il Direttore Generale dell’AOU Federico II Vincenzo Viggiani.

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