Omicidio Ruggiero, parla Ciro: "Chiedo scusa alla madre, mi hanno istigato a farlo"

In un diario la verità dell'omicida del 25enne attivista per i diritti gay di Parete. Il vescovo di Aversa: "Adesso confessa dove si trovano i resti di Vincenzo"

Ciro Guarente

Pagine, scritte a penna. A decine. Ciro Guarente, il 35enne ex militare che ha confessato l'omicidio di Vincenzo Ruggiero, in queste settimane di carcere ha tenuto un diario. La sua versione dei fatti di quanto accaduto la notte tra il 7 e l'8 luglio scorso, quando – per gelosia – ha tolto la vita ad un ragazzo di 25 anni credendolo suo rivale in amore.

Ciro racconta di una sorta di istigatore, una persona che l'avrebbe spinto ad uccidere Vincenzo, a covare odio e gelosia nei suoi confronti.

Il delitto è stato atroce. Lo ha aspettato a casa, gli ha sparato due colpi al cuore. Poi l'ha fatto a pezzi e a provato a scioglierne il corpo nell'acido per poi murarne parte dei resti in un garage di Ponticelli. Non tutto è affiorato. Il vescovo di Aversa in un accorato appello gli ha chiesto di restituire alla madre quello che resta di Vincenzo.

Secondo quanto traspare dal diario di Ciro Guarente, qualcuno lo avrebbe aiutato nella fase successiva l'omicidio. Difficile, anche secondo gli inquirenti, che abbia potuto pianificare e portare a termine un occultamento di cadavere così complesso. Manca ancora anche l'arma del delitto, la pistola. Ieri i carabinieri hanno eseguito altre perquisizioni, anche a Ponticelli: lì, nell'appartamento dell'ex marinaio, sono stati sequestrati degli attrezzi.

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Nelle sue pagine dal carcere Guarente racconta anche dei suoi sentimenti. Chiede scusa alla madre della vittima, che lo ha chiamato "mostro".

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