Punito per aver parlato di un omicidio a persone estranee al clan: i motivi dell'omicidio Birra

Arrestate tre persone ritenute affiliate al clan Mele

Tre presunti esponenti del clan camorristico Mele, attivo nel quartiere di Pianura, sono destinatari di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del tribunale partenopeo su richiesta della locale Dda.

I provvedimenti restrittivi sono stati eseguiti dagli agenti della Squadra mobile napoletana nei confronti di G. M., S. M. e A. B., tutti già detenuti e ritenuti responsabili, in concorso, dell'omicidio pluriaggravato di Vincenzo Birra commesso a Napoli, nel quartiere Pianura, nella notte tra il 13 e il 14 luglio 2013.

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I reati contestati agli indagati sono omicidio, detenzione e porto illegale di arma comune da sparo, aggravati dalle modalità mafiose. Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, riscontrate dalle indagini svolte dalla Squadra mobile e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia, hanno consentito di far piena luce sul movente dell'efferato delitto, sui mandanti e sugli esecutori materiali, destinatari del provvedimento restrittivo. Secondo l'ipotesi accusatoria, la decisione di uccidere Birra fu presa dai fratelli Mele, all'epoca dei fatti capi indiscussi dell'omonima organizzazione criminale, che avevano deciso di punire la vittima, colpevole di aver rivelato a persone estranee al clan la sua partecipazione all'omicidio di Fosco Di Fusco, commesso in concorso con altri affiliati al clan Mele.

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