Tre anni dall'omicidio di Enza Avino, vittima innocente della criminalità

La 36enne è stata uccisa da due colpi d'arma da fuoco esplosi da un'auto in corsa. L'ex di Enza è stato condannato a 30 anni di reclusione

Enza aveva sporto la prima denuncia nei confronti di Nunzio Annunziata già nel 2012, una denuncia ritirata successivamente. I due avevano una relazione tormentata e Enza più volte aveva sporto denuncia ai carabinieri per le minacce e le violenze subite. L'episodio più grave risale alla notte del 1 maggio 2015, quando l'uomo, ubriaco, si arrampica fino al terzo piano dell'abitazione della donna, e cerca di trascinarla con lui nel vuoto. Fortunatamente accorrono i genitori di Enza che, abitando al piano di sotto, intervengono tempestivamente riuscendo a salvare la giovane donna e a mandare via l'uomo. Dopo questa ennesima aggressione la situazione diventa sempre più pesante.

Minacce e violenza

Enza ritorna in caserma il 12 giugno per denunciare il suo stalker che, indifferente alle forze dell'ordine, entra finanche in caserma continuando a lanciare minacce. Dal 22 giugno all'8 luglio Enza si reca ancora dai carabinieri per segnalare che è stata di nuovo avvicinata e molestata da quell'uomo. Quest'uomo era stato descritto dal Gip di Nola Martino Aurigemma nel decreto di ordinanza di custodia cautelare come un uomo violento non incline a rispettare le regole del vivere civile. Per lui erano stati disposti gli arresti domiciliari. Il Riesame aveva poi attenuato la misura cautelare, trasformandola in divieto di avvicinamento alla donna, ma del divieto l'uomo non ha tenuto conto alcuno.

Omicidio

Enza Avino viene uccisa da due colpi di arma da fuoco esplosi da una macchina in corsa, il 14 settembre 2015. La macchina era guidata da Nunzio Annunziata che, dopo aver esploso i colpi mortali, scende dalla vettura e porta via la borsa di Enza. Con il telefonino della donna chiama poi il padre e il fratello di Enza annunciando che di lì a poco avrebbe ucciso anche loro. Nunzio Annunziata, 36 anni, viene arrestato il 15 settembre a Poggiomarino. I familiari di Enza parlano di tragedia annunciata perché Enza, dopo la denuncia, era stata lasciata completamente sola. A distanza di un mese dal delitto il Comune di Terzigno ha organizzato uno sportello di ascolto per accogliere le denunce e vigilare sul fenomeno ed anche un memoriale dedicato ad Enza, che si è svolto nel comune di Angri. Un campionato di wrestling alla sua memoria è voluto dal figlio Carmine, di 17 anni, appassionato di questo sport. L'incasso per volontà del figlio è stato donato all'associazione Artemide che si occupa a Poggiomarino proprio di tutela delle donne, con ausilio di psicologi e di esperti. In un convegno tenutosi all'ISIS "Eiunaudi Giordano", docenti e alunni hanno ricordato Enza che è stata alunna della scuola nel corso serale. Durante il convegno si è discusso di femminicidio.

Processo

Nel mese di novembre 2016 il Tribunale di Nola condanna a trent'anni di carcere Nunzio Annunziata, il killer reo confesso di Enza Avino, spiegando di aver eliso l'aggravante della crudeltà, pur respingendo tutte le attenuanti chieste della difesa. La sentenza ha sorpreso i legali di parte civile (presente per la famiglia Avino l'avvocato Angelo Bianco), che si erano associati alla richiesta del pm Maurizio De Franchis di comminare il massimo della pena. Il figlio di Enza, nel mese di novembre 2016, viene ricoverato al Cardarelli per un blocco intestinale legato allo stress. L'intervento chirurgico viene effettuato tempestivamente permettendo al giovane di non rischiare la vita. Dopo alcuni giorni lascia la terapia intensiva ma è costretto ad un lungo periodo di convalescenza. Il 30 marzo 2018 la sentenza di primo grado viene confermata anche in appello: Nunzio Annunziata viene condannato a 30 anni di carcere. A pronunciarsi sono stati i giudici della Corte d'Assise d'Appello del tribunale di Napoli, dove si è tenuta l'udienza, alla quale hanno assistito anche i familiari della vittima, accompagnati dai legali di parte civile Salvatore Annunziata e Angelo Bianco.

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