Ferimento di Noemi: ecco come hanno scoperto i fratelli Del Re

Tutti i dettagli inediti dell'indagine che ha portato all'arresto dei fratelli

Esiste una grande mole di indizi a carico dei fratelli Armando e Antonio Del Re accusati del tentato omicidio di Salvatore Nurcaro a piazza Nazionale, nel corso del quale è rimasta ferita anche la piccola Noemi insieme alla nonna Immacolata. Indizi sui quali si è basato il giudizio dei Gip del tribunale di Siena e di Nola che hanno convalidato gli arresti ai danni di entrambi i fratelli. I due devono rispondere delle accuse di tentato omicidio, ricettazione di un motorino rubato e porto d'arma da fuoco, tutte aggravate dall'aver agito in un contesto mafioso. Ma come hanno agito le forze dell'ordine per riuscire a stringere le manette ai polsi a entrambi in poche ore?

Gli strumenti utilizzati 

Il primo elemento è stato l'analisi delle telecamere di sorveglianza della zona. Sia quelle private e degli esercizi commerciali che quelle del comune di Napoli. Le camere hanno ripreso l'arrivo dell'obiettivo del raid Nurcaro sul luogo dell'agguato. È arrivato sul posto a bordo di una Smart ed era lì per un appuntamento non essendo un habitué del posto. Dopo poco è apparso colui che gli investigatori ritengono essere Armando Del Re. Un uomo di corporatura robusta con un difetto di deambulazione che ha esploso almeno quattro proiettili calibro 9x21. Dopo aver sparato è scappato a bordo di una moto gialla. In questo momento entrano in gioco due testimonianze fondamentali. Una viene resa sul posto da un passante che rivela una parte della targa ai poliziotti del commissariato Vicaria intervenuti sul posto. Un'altra viene fatta in forma anonima ai carabinieri del comando provinciale di Napoli fornendo il numero completo della targa. Inserendo i dati nel sistema centralizzato targhe e transiti le forze dell'ordine sono riusciti a risalire al mezzo utilizzato e ai suoi spostamenti.

Le moto su cui sono scappati 

Hanno scoperto che si trattava di una moto di marca Benelli di cui era stato denunciato il furto a Fisciano il 7 giugno 2018. La moto è passata a via Liguori, angolo via Arenaccia alle 16 e 59. A bordo un uomo con casco e vestiti neri. Gli investigatori hanno scoperto che Armando Del Re aveva anche una Honda che poco dopo il delitto si è spostata dall'Arenaccia a Secondigliano facendo lo stesso percorso dalla Benelli. Per le forze dell'ordine sono i due mezzi utilizzati per la fuga. Su uno c'era Armando, esecutore materiale del delitto, sull'altro il fratello Antonio. I due sono stati registrati dalle telecamere sempre a bordo dell'Honda passare in zona due ore prima del delitto. Inoltre i due sono stati visti dagli uomini del Gico della guardia di finanza a via Marina a bordo dell'Honda dopo aver incontrato un noto pregiudicato. Antonio era alla guida mentre Armando era sul sedile del passeggero senza casco. Armando è stato riconosciuto grazie alla corporatura e la testa con i capelli radi dietro mentre Antonio grazie al neo che ha sulla guancia.

L'indagine già in corso 

I finanzieri li stavano seguendo perché sulle loro tracce per un'altra indagine per traffico di stupefacenti. Indagine che i militari hanno messo a repentaglio pur di fornire dettagli utili a questa che prova a fare luce sul ferimento della piccola Noemi. Una scelta per la quale hanno ricevuto anche l'encomio del giudice. Sempre grazie all'altra inchiesta tenevano sotto controllo anche i telefoni degli indagati scoprendo che li hanno spenti durante le ore in cui è stato messo a segno il delitto per non farsi tracciare negli spostamenti. Dalle 15 alle 20 di sera il cellulare di Armando è rimasto spento mentre quello di Antonio è stato lasciato a Secondigliano nelle mani di un altro pregiudicato.

Le chiamate della madre 

Nelle ore successive al delitto sono state intercettate diverse chiamate della madre dei due indagati. La donna è sembrata preoccupata e ha chiesto informazioni prima al pregiudicato che aveva il cellulare del figlio e poi allo stesso Antonio ricevendo però delle risposte evasive. Una circostanza che non è sfuggita al giudice. Inoltre le forze dell'ordine hanno appurato che i motorini hanno effettuato gli stessi percorsi dei giorni prima del delitto e in un'intercettazione ambientale del 7 maggio chiedono a un'altra persona di spostare una cosa che gli investigatori ritengono essere la moto utilizzata per il raid.

I dettagli che hanno incastrato i due 

Proprio sulla moto esiste, però, un dubbio su cui lavora la difesa secondo cui i Del Re sono proprietari di una moto sempre marca Benelli che però non è la stessa registrata sul luogo del delitto. Gli investigatori sono però convinti che Armando fosse a bordo della Benelli con il serbatoio di colore giallo mentre Antonio ha guidato la Honda per tutto il tempo. Importante per la sua individuazione sarebbe anche una scritta su una maglia trovata a casa di Armando nel corso della perquisizione. I due vivono nella stessa abitazione e per gli investigatori è plausibile che l'avesse lasciata lì.

A sostegno del castello accusatorio esiste anche una consulenza antropometrica della procura che confermerebbe che la fisionomia di Armando corrisponde a quella dell'uomo che ha agito a piazza Nazionale. Inoltre le forze dell'ordine hanno anche scoperto che Armando si è nascosto in uno stabile di Marano nei giorni successivi al delitto. Tutti questi elementi, soprattutto il pericolo di fuga, hanno convinto il Gip a convalidare il fermo per entrambi e disporre la custodia cautelare in carcere. Il Gip di Nola si è poi dichiarato incompetente e ha trasmesso gli atti ai colleghi del tribunale di Napoli, competenti per territorio.

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