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Nco, il sistema anticamorra che rischia di scomparire

La mancanza di finanziamenti sta mettendo in ginocchio la cooperativa che produce i pacchi alimentari nei beni confiscati alla malavita, dando lavoro a ex internati dei manicomi

 

"Li dove hanno fallito le pallottole della camorra stanno per riuscire le istituzioni". Con questa frase è cominciata la conferenza stampa del Nuovo Consorzio Organizzato, Nco, la rete di cooperative e associazioni che operato sui territori confiscati alla malavita in Campania. E' una vicenda complessa quella di Nco che da anni fa il "pacco alla camorra", confezionando prodotti alimentari coltivati in terreni tolti ai clan. Un sistema che ha visto nascere associazioni, ristoranti e altre attività, in cui sono stati impiegate persone con disagio psichiatrico, spesso provenienti dagli ex manicomi o dagli ospedali psichiatrici giudiziari. 

Questo sistema rischia di collassare su se stesso. Se così fosse sarebbe uno dei danni, ritenuti collaterali dalle istituzioni, della contrazione della spesa sanitaria. Molte di queste strutture, infatti, hanno tirato avanti con il budget di salute, stanziamenti per i trattamenti sociosanitari che passavano dalla Regione alle Asl e dalle Asl agli ambiti territoriali. Gli anni difficili del comparto sanitario, unitamente alla crisi degli Enti locali, ha prodotto anni di ritardi nei pagamenti. Nel 2016, una legge della Regione Campania ha salvato dalla crisi le cliniche, ma le strutture che vivono con il budget di salute hanno continuato ad accumulare crediti verso Comuni e Ambiti territoriali inadempienti: "E visto che molti di essi potrebbero andare in dissesto, quei soldi potremmo non vederli mai più" spiega Simmaco Perillo, presidente di Nco. 

Uno spiraglio sembrava essersi aperto alla fine del 2019, con una proposta dei consiglieri regionali di maggioranza Rosa D'Amelio (presidente del Consiglio) ed Enza Amato (presidente Commissione Beni confiscati), che hanno chiesto di equiparare le procedure di pagamento delle strutture sociosanitarie classiche con quelle fornite dalle realtà che operano con il budget di salute. Un'iniziativa bocciata dalla maggioranza stessa di Vincenzo De Luca in sede di approvazione di bilancio.

Il primo presidio ad annunciare la chiusura è il ristorante Nco di Casal di Principe, dove tutto il percorso è cominciato: "Quel ristorante è un simbolo - afferma il fondatore Giuseppe Pagano - non hanno voluto studiare con noi un metodo per proseguire questa avventura. Ma non hanno nemmeno proposto un'alternativa per quei territori. Ci dicessero come vogliono utilizzare i beni della camorra". L'ultima cena del ristorante è fissata per il 7 gennaio. Ma dopo il locale casalese, potrebbe toccare ad altri beni confiscati. Napoli 2 Nord, Napoli 3 Sud, Caserta e Benevento, sono i territori maggiormente a rischio, con un numero di persone in carico, come detto ex degenti dei manicomi, che si aggira sulle 1.300 unità, cui vanno aggiunti i mille operatori. 

"Abbiamo inventato un sistema che è stato copiato in Italia e all'estero - afferma Perillo - Abbiamo battuto la camorra con la dignità del lavoro, del lavoro degli ultimi. Quei rinnegati della società che oggi, invece, si sentono di nuovo esseri umani". 

   

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