"150 anni dall'Unità d'Italia: dalle Brigantesse ad oggi", è questo il titolo del convegno che si è tenuto ieri pomeriggio nell'Aula Consiliare del Comune di Mugnano di Napoli.
L'interessante dibattito sul ruolo attivo della donna negli ultimi 150 anni, soprattutto nel meridione, è stato organizzato dall' associazione di Volontariato medico-Sociale "Jerry Masslo", l'associazione culturale "Illimitarte", il Comitato "Vittorio Arrigoni" e l'associazione culturale musicale "New Umor Sound".
Hanno partecipato alla discussione: Paola Cipolletta dell'associazione Jerry Masslo, Filomena Lombardi attivista dei movimenti civici ed esponente del progetto "Napoli Nord", la scrittrice Agnese Palumbo, il Presidente del movimento meridionalista "Insorgenza civile" Nando Dicè ed il Consigliere delegato alle Pari Opportunità Eliana Padrevita. A moderare la giornalista Tonia Limatola.
Il convegno è iniziato con la proiezione di due documentari: "Le donne col fucile" (a cura del Prof. Rsario Caserta dell'Università di Salerno) e "Brigantessa se mora" (a cura dei Marenia) che hanno mostrato la vita delle donne che sceglievano il brigantaggio, la loro trasformazione per sposare e dedicarsi alla pericolosa causa (nel ruolo di briganti, le donne dovevano somigliare agli uomini anche nell'aspetto e nei vestiti per non essere riconosciute e non destare sospetti), delle violazioni subite dai soldati dei Savoia, del coraggio e della grande capacità statistico-militare che non gli è mai stata riconosciuta.
"Persino le pene inflitte dai giudici alle donne riconosciute colpevoli di brigantaggio erano più leggere di quelle inflitte agli uomini - spiega il meridionalista Dicè - e non certo per misericordia nei confronti delle donne, ma perché non si riconosceva loro un ruolo di spicco, attivo. Quando finivano in tribunale per questo reato, per il quale gli uomini venivano condannati quasi sempre a morte, le donne venivano messe ai lavori forzati e a volte persino assolte perché si riteneva che fossero state obbligate ad unirsi al brigantaggio e comunque mere esecutrici di ordini maschili". Una discriminazione che le salvava la vita, ma che le relegava sempre in second'ordine, in una seconda linea che non era veritiera e che alimentava la falsa e pericolosa cultura (che ci trasciniamo tutt'ora) dell'inferiorità della donna rispetto all'uomo.
"Dobbiamo tornare ad essere brigantesse - dice al microfono l'attivista Filomena Lombardi -, a combattere per salvare il nostro territorio, l'ambiente e garantire un futuro ai nostri figli. Dobbiamo ritrovare il coraggio che le donne mostrarono 150 anni fa quando si unirono alla causa del brigantaggio senza paura e ne divennero leader, anche se la storia non vuole riconoscerlo".
Le organizzatrici dell'evento hanno poi invitato una dei 14 dipendenti di Bricocenter del Parco Commerciale Auchan di Mugnano che il 27 di questo mese perderanno il lavoro per la chiusura (già avvenuta l'11 febbraio) della filiale dovuta alla crisi economica. La lavoratrice, in assemblea permanente all'interno del punto vendita già da una settimana, insieme ai suoi colleghi, ha spiegato che la protesta muove dalla richiesta di essere ricollocati in altre filiali del gruppo (Adeò, che comprende anche la catena Leroy Merlen oltre che Bricocenter e Bricoman) presenti sul territorio (3 i soli Leroy Merlen nel raggio di pochi km).
Una discussione stimolante in ogni sua parte, che si è poi conclusa con i racconti, da parte della scrittrice Agnese Palumbo, delle vite della Regina Maria Sofia e della Brigantessa Michelina De Cesare, due donne coraggiose che hanno subito l'umiliazione inflitta attraverso la violazione del corpo (che spesso l'uomo utilizza come il peggiore degli abusi). Di Maria Sofia girò infatti una foto in cui il suo volto era stato sovrapposto ad un corpo nudo che non era il suo (un primo esempio di fotoritocco) e la regina, donna forte che aveva saputo prendere decisioni importanti, divenne così simbolo di donna "leggera", di prostituta: fu questo l'unico modo che i suoi nemici trovarono per attaccarla. Michelina, invece, era si fece fotografare nella sua "divisa" da brigantessa armata, sperando che quella sarebbe stata la sua memoria e invece di lei girò un'altra foto scattata dai soldati dei Savoia dopo la sua morte, con il corpo violato ed abusato. Sempre solo attraverso il corpo.
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L'attivista e volontaria Paola Cipolletta, alla fine dell'incontro, ha dichiarato a NapoliToday "abbiamo organizzato questo convegno partendo all'awop festival dello scorso anno, lavorandoci per molto tempo con grande volontà e convinzione, in collaborazione con le varie associazioni (in particolare Illimitarte e la partecipazione attiva di Francesco Chieffo). L'importanza di un appuntamento così è duplice: in primo luogo per raccontare una parte storica dell'Italia che non è ben conosciuta e poi per accendere la luce sulle nuove brigantesse, quelle che siamo oggi, le volontarie delle tante associazioni che si occupano di altre donne violate, immigrate, in difficoltà, le tante donne che lottano per salvaguardare l'ambiente e il proprio territorio (penso alle donne dei comitati e del Presidio Antidiscarica), le donne che si dedicano alla legalità (come quelle del nuovo Presidio di Libera che da poco si è aperto a Giugliano). Volevamo dare nuova vita e nuova voce a tutte quelle donne che si ingegnano nonostante i pochi mezzi a disposizione e che sono la parte attiva della società. E' una bella realtà che esiste: donne che s'impegnano per lasciare un mondo ed un futuro migliore"