Quindicenne ucciso, suo padre: "Un'esecuzione". Il carabiniere: "Mi sono difeso"

Il padre di Ugo Russo attacca: "Carabiniere sceso armato perché voleva fare Rambo, si acquisiscano le immagini di videosorveglianza. È stata un'esecuzione"

Ugo Russo (Ansa)

"Non doveva ucciderlo, era già ferito, l'avrebbero arrestato. Adesso vogliamo giustizia". Così i familiari di Ugo Russo, il 15enne ucciso nella notte tra sabato e domenica da un carabiniere durante un tentativo di rapina – a Santa Lucia – ai danni di quest'ultimo.

Secondo i parenti del baby rapinatore, Ugo sarebbe stato prima colpito da un proiettile al petto e poi alla testa. Chiedono che la Procura acquisisca le immagini delle telecamere di videosorveglianza installate nella zona per ricostruire i fatti.

Le parole del padre

"È stato centrato da un primo proiettile al petto, ma l'altro era dietro alla nuca", ha raccontato il padre del 15enne. "Io non lo so se Ugo abbia puntato o meno la pistola alla tempia di quel carabiniere – continua – Conosco mio figlio per come è a casa con noi". "Dopo il colpo a bruciapelo sul petto – racconta il padre – il carabiniere ne ha esploso un secondo quando Ugo, volato in avanti di tre, quattro metri, si è rialzato e stava ormai allontanandosi. Ne sono sicuro perché ha un secondo proiettile dietro la testa, non alla fronte come dicono. Quelli che lo hanno visto soccorrerlo, mi hanno detto che in ambulanza gli tenevano la mano dietro la testa per tamponare il sangue, che davanti era pulito".

Il militare indagato per omicidio ha 23 anni. "So bene che anche il carabiniere è un ragazzo – continua il papà della vittima – che possa aver avuto paura. Dico però una cosa: dopo il primo proiettile sparato, giustificato dallo spavento, perché non ha approfittato per andarsene? Voleva fare l'eroe e bloccarlo per arrestarlo? Perché, allora, non sparargli a una gamba? In testa no, in testa è un'esecuzione. Secondo me è sceso già consapevole di fare questa cosa, c'è premeditazione".

"Sa come si vive a Napoli, è sceso armato perché voleva fare Rambo, si è portato la pistola – continua – questo ragazzo tiene la guerra in capa". "Spero solo che la magistratura si metta una mano sulla coscienza e faccia le indagini come le deve fare, che vedano la dinamica". Sul pronto soccorso dell'ospedale Pellegrini di Napoli, devastato per la rabbia dopo la morte di suo figlio, spiega: "Ho chiesto scusa per quello che hanno fatto in ospedale, io ero vicino alla salma di mio figlio, non potevo sapere. Dico però che viviamo in un contesto difficile, in pronto soccorso ci sono medici bravi e medici arroganti, poliziotti bravi e poliziotti arroganti: uno scaldato di testa può avere 'sta reazione ma nemmeno gli voglio dare colpa. Voglio dire, avrei potuto farlo anche io se al posto di mio Ugo ci fosse stato un altro figlio di famiglia che conosco e magari avessi trovato una persona arrogante. Siamo distrutti, è morto bambino".

Gli amici del 16enne ucciso

Distrutti dal dolore non solo i familiari della vittima, ma anche gli amici. "Non si può morire perché si è sparati da un carabiniere libero dal servizio, non si può morire pur essendo magari la persona più cattiva del mondo – racconta Giulia, un'amica del 15enne – Il carabiniere poteva semplicemente esplodere due colpi in cielo e i ragazzi fuggivano dalla paura". "Poteva portarli in questura – prosegue – Non so quanti altri modi ci sarebbero potuti essere: tutti, tutti, tranne uccidere un adolescente che doveva ancora vivere e capire il dono della vita".

Così invece su Instagram Gianni, un altro amico di Ugo Russo: "Ti ricorderò com'eri; un ragazzino, umile, con una forte emotività. Ti ricorderò sempre vicino a tuo cugino, spensierato, giocherellone. Non ci sono parole, non ho modo di descrivere il mio stato d'animo, hai stravolto una visione, hai procurato un taglio in più sul viso dei tuoi compagni, dei tuoi fratelli. Sei e rimarrai un vero compagno, un confidente e un amico. Fai buon viaggio, vienici a trovare in sogno, qui ti aspettiamo. Si stat e riman o cumpagn mij".

E ancora, un altro amico: "Non spegni il sole se gli spari. Ti porterò sempre nel cuore fratello, ti voglio bene". "Mi mancherai per tutto il resto della vita, riposa in pace caro amico mio – gli fa eco Federica, la miglior amica del 15enne – Hai fatto parte della mia vita e non ne uscirai più, sarai un ricordo indelebile. Le cose che mi confessavi rimarranno per sempre custodite nel mio cuore. Solo io e te sappiamo".

"Cosa salta nella testa di questi ragazzi non lo so, ma Ugo era un ragazzo d'oro – aggiunge ancora Francesco, altro amico di Ugo – Molto devoto alla Madonna dell'arco, era un grande sbandieratore nella processione che qui a Napoli si fa prima di Pasqua per poi, il lunedì dell'angelo, andare a piedi al santuario a Santanastasia". "Educatissimo, ha sempre lavorato".

"I miei ragazzi, così vi chiamavo e tu facevi parte di quelli". Così invece Ettore, un operatore sociale, sul 15enne. "Sì, i ragazzi dell'oratorio del baule dei Settedolori, ragazzi raccolti da me e da altri operatori che credevano e credono nel recupero di questi ragazzi che dietro di loro hanno le loro ferite e le loro problematiche familiari". "Ugo era un buono – ha scritto sulla sua pagina Facebook – un ragazzo educato e rispettoso e non voglio che nessuno, e replico nessuno, si permetta di associarlo ad altro. Ha fatto la sua ragazzata che si è trasformata in tragedia per la sua famiglia e per tutto il nostro quartiere. Voglio aggiungere solo un'altra cosa, parlo ora da genitore: salvaguardiamo i nostri figli che sono un tesoro prezioso e soprattutto un dono di Dio. Ugo resterai sempre nel mio cuore. Riposa in pace Campione".

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L'interrogatorio e le indagini

Il carabiniere 23enne, napoletano in servizio in provincia di Bologna, è indagato per omicidio. È stato interrogato dai colleghi per ricostruire l'esatta dinamica dei fatti. La sua versione sta venendo verificata ma è ritenuta attendibile.

"Mi sono solo difeso", ha sottolineato il 23enne. "Non volevo uccidere. Io ho sparato solo per difendermi, per proteggere non solo me, ma la mia fidanzata".

L'ipotesi privilegiata è quella della legittima difesa: nelle prossime ore il pm Simone Da Roxas deciderà se configurare l'ipotesi di omicidio colposo per eccesso di legittima difesa oppure quella di omicidio. Nelle prossime ore sarà nominato il perito per l'autopsia.

"Sono dispiaciuto per la morte del ragazzo ma sereno e fiducioso nella giustizia", ha aggiunto il carabiniere attraverso l'avvocato Enrico Capone. "Si è comportato - sottolinea il suo legale - in maniera impeccabile dal punto di vista professionale. Attendiamo ora gli sviluppi".

Danni al Pellegrini e raid contro i carabinieri

La cronaca, si è concentrata - oltre che sulla morte del ragazzo – anche su quanto avvenuto al Pellegrini e al comando provinciale dei carabinieri. Il giovane era stato trasportato presso il pronto soccorso dell'ospedale Pellegrini e lì ono risultati vani i tentativi dei sanitari del nosocomio partenopeo di salvargli la vita: a quel punto parenti ed amici, alla notizia della morte del giovane, hanno reagito con rabbia, provocando danni al pronto soccorso dell'ospedale. Il pronto soccorso è stato chiuso fino alle 20.

Successivamente, quattro colpi di arma da fuoco sono stati sparati contro la sede del comando provinciale dei carabinieri di Napoli, nei pressi del passo carraio, da due persone in sella ad uno scooter. In quel momento in caserma era presente il 17enne complice del tentativo di rapina ai danni del carabiniere in abiti civili, nel corso del quale è morto il 16enne.

Stamane il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha chiamato il direttore dell'ospedale e quello del pronto soccorso. Una chiamata "per testimoniare - ha sottolineato - la vicinanza del governo e di tutto il Paese e offrire tutto il sostegno necessario a ripristinare la struttura, appena possibile. Dobbiamo prenderci cura di chi si prende cura di noi". "È inaccettabile la devastazione di un pronto soccorso. Lo è sempre - ha concluso - Ma nei giorni in cui tutte le strutture sanitarie del Paese sono chiamate a fronteggiare l'emergenza coronavirus, lo e' ancora di più".

In mattinata sono anche comparsi striscioni di solidarietà per il personale del pronto soccorso dell'ospedale. A loro sostegno è stato anche organizzato un flash mob.

I fatti al momento accertati

Il ragazzo, armato di una pistola che si sarebbe poi rivelata una replica, e con il volto travisato con scaldacollo e casco, arrivato in via Generale Orsini con uno scooter unitamente a un complice, ha tentato di rapinare l’orologio ad un 23enne, che si trovava a bordo della propria auto in compagnia di una ragazza.

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Il 23enne rapinato era un carabiniere, napoletano in servizio in provincia di Bologna. Ha esploso tre colpi con la pistola d’ordinanza. Ugo Russo è morto poco dopo in ospedale, al Pellegrini.

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