Napoli piange la morte del primo medico di famiglia: ucciso dal Coronavirus

"Ciao papà. Hai messo la salute degli altri prima della tua", l'addio in un post della figlia dello stimato medico di famiglia

Primo decesso in Campania tra i medici di famiglia. A darne notizia ufficiale è Barbara Preziosi (Italia Viva): "Sono appena stata informata del fatto che anche i medici di famiglia di Napoli hanno iniziato a pagare un altissimo tributo. Alla famiglia del dottor Nino Autore va il nostro abbraccio sincero. Ancora una volta mi trovo a denunciare l’assurdità di una situazione nella quale i nostri medici di medicina generale sono ignorati dalle autorità sanitarie, che non forniscono loro le dovute protezioni individuali. Mascherine e guanti sarebbero l’equipaggiamento minimo per sostenere chi mette a rischio la propria vita al servizio della salute pubblica. Senza considerare che proteggere i medici di famiglia dal contagio significa anche proteggere i cittadini e frenare la catena del contagio". Lo afferma la coordinatrice provinciale di Napoli di Italia Viva Barbara Preziosi. 

"Ciao papà. Hai messo la salute degli altri prima della tua. Hai continuato a lavorare come medico di famiglia fino all'ultimo, la tua passione più grande. Così come mi hai insegnato a vivere e come mi hai permesso di fare sempre, supportandomi sempre negli studi e nella carriera. Il virus ti ha portato via da noi in una settimana, senza darci il tempo di capire, realizzare. Io ero lontana e non ti vedevo da tanto a Roma per lavoro. Mi mancherai sempre e ogni giorno perché avevamo un rapporto simbiotico, unico e speciale: puro amore. Grazie per tutto, sei il mio angelo e il mio grande esempio di vita. Sarai sempre qui con me", è il post della figlia, Cristina Autore, giornalista televisiva. Il 69enne aveva uno studio al Vomero.

CORDOGLIO DI DE MAGISTRIS PER IL MEDICO DECEDUTO

"Trenta i medici morti in Italia, di cui 17 medici di famiglia"

"Ancora una volta in questo mese drammatico mi trovo ad esprimere le mie condoglianze alle famiglie di colleghi della medicina generale deceduto per aver contratto il Coronavirus. Come presidente dell’Ordine dei Medici di Napoli, alla famiglia del collega Gaetano Autore va il mio più sentito abbraccio, come la mia vicinanza a tutti gli altri presidenti degli Ordini dei Medici d’Italia che si trovano ormai quotidianamente nelle mie stesse condizioni". Così il segretario Generale FIMMG Silvestro Scotti. "Sono trenta i medici morti in Italia - ricorda Scotti - di cui 17 medici di famiglia. Tra tra ieri e oggi, dei 6 medici morti ben 5 sono medici di famiglia. Questo dovrebbe far riflettere le Istituzioni Sanitarie, i medici vanno protetti e nessuno può sentirsi in pace con la coscienza se continua ad esporre medici e personale sanitario senza protezioni individuali e organizzative. È ormai evidente che per la medicina di famiglia il tempo sta finendo. Vogliamo sperare che la dematerializzazione delle ricette, il triage telefonico prima di ogni visita ambulatoriale o domiciliare (per noi e per i colleghi medici dei distretti specialisti) come tutte le soluzioni che stanno partendo compreso il consulto a distanza, il video consulto, le consulenze specialistiche telefoniche, possano servire a fermare questa strage. Purtroppo però ogni giorno mi chiedo se ho dimenticato qualcosa, se potevo fare, pensare o agire qualcosa di più. Sento forte questa domanda dentro di me altrettanto forte il desiderio di continuare a cercare delle soluzioni. Voglio sperare dal profondo del mio cuore che questa stessa condizione riguardi tutti quelli che hanno più di me responsabilità direzionali e di governance a tutti i livelli e che soprattutto valutino se ognuno di loro ha fatto tutto quello che poteva per tutti gli attori della nostra sanità, perché se non fosse così siamo di fronte ad una strage di Stato".

Coronavirus, appello sulle ricette e tamponi con tre giorni di ritardo

Tamponi con diversi giorni di ritardo e malati in fila per ore al triage. E' questa la situazione a Napoli in piena emergenza Coronavirus. Ci sono arrivate segnalazioni da parte di medici di base della Municipalità 1 diversi ritardi tra le segnalazioni di casi sospetti e gli effettivi tamponi che possano dimostrare o meno la positività dei pazienti: "Se oggi ci rallegriamo per le cifre ancora basse dell’emergenza locale, o cominciamo a preoccuparcene, lo facciamo ignorando che nel frattempo la situazione potrebbe essere già cambiata notevolmente. Uno strambo effetto tuono: vediamo il fulmine in lontananza, ma la botta arriva poi. Il ritardo è dovuto ad un ingolfamento dei laboratori di cui la popolazione non ha – non ancora, almeno – percezione. In molti quartieri la gente è in strada e continua a fare la stessa vita promiscua di prima, magari con una mascherina sul volto per mettersi l’anima in pace. Contando sul fatto che la crisi è ancora lontana, “sta al nord”, qui no, non ancora. Quando invece la risposta sanitaria della Campania ha già cominciato a incepparsi, ancora prima dei tanto preannunciati “picchi”. I tamponi da esaminare arrivano nei centri abilitati ad effettuare i test – il Cotugno su tutti, ma non solo – in tre modi: dagli altri ospedali che hanno casi di probabile infezione (che in teoria dovrebbe avere la precedenza), anche tra gli stessi operatori sanitari; tramite il 118; per via diretta, con il cittadino che avverte i sintomi e si reca al Cotugno per farsi visitare ed eventualmente farsi esaminare. Oltre a questo oceano di test che si abbatte a ondate sempre crescenti ogni giorno, vanno sommati i test che vanno ripetuti sugli stessi soggetti, anche se negativi: i tamponi di controllo, che per gli asintomatici che hanno avuto contatti con un positivo vanno ripetuti a 14 giorni, e che per i sintomatici vanno rifatti dopo 48 ore. La mole, di cui al di fuori degli ospedali si ha poca contezza, è enorme. Sono centinaia, ogni giorno. Ormai i tempi di attesa anche per il personale medico a rischio contagio sono superiori alle 48 ore. E per disposizioni della stessa Regione Campania, i medici e gli infermieri in attesa del referto devono continuare a lavorare, spesso con dispositivi non idonei di protezione. Un piccolo capitolo a parte – ma esemplificativo della tenuta del sistema in condizioni ritenute ancora sostenibili – è quello relativo al 118. In teoria la trafila per l’ammalato che pensa di avere sintomi da Covid-19 prevede un consulto col medico di base, il quale avverte l’Asl che deve poi predisporre l’invio di un’ambulanza presso il paziente per sottoporlo al tampone, e trasportare poi il test al Cotugno. In pratica, il numero dei tamponi pervenuti in laboratori in questo modo è risibile. Semplicemente perché non ci sono ambulanze a sufficienza, e attrezzate per poter fare il test in sicurezza e trasportarlo al laboratorio. Quindi, semplicemente, non si fa. L’ammalato è costretto ad andare con mezzi propri al Cotugno e a mettersi in fila per il triage, con code che arrivano anche a due o tre ore. Attese che molti affrontano con la febbre alta, in condizioni che mettono a rischio contagio se stessi e gli altri".

Ricette

La dematerializzazione delle ricette ha indubbiamente ridotto le visite ambulatoriali negli studi dei medici di base, ma non basta. "Finalmente per le ricette con farmaci con piano terapeutico è possibile procedere online, ma ancora c'è un problema relativo all'ossigeno e ai farmaci per la terapia del dolore dei neoplastici che devono per forza ancora ritirare materialmente la ricetta. Bisogna dematerializzare anche questi casi o sarà tutto vano", denuncia un altro medico di base del quartiere San Ferdinando.

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