Il "malocchio": Napoli suggestiva tra credenze e superstizioni

Si tratta della convinzione che il potere dello sguardo possa produrre effetti, in genere negativi, sulla persona osservata

Magia, suggestione e superstizione da sempre sono parte integrante dell’antica tradizione napoletana. La cultura partenopea è ricca di storie, simboli, riti e credenze.

Tra queste, una delle più significative e radicata è il cosiddetto “malocchio”, una superstizione, precisiamo, presente e diffusa anche in moltissimi altri luoghi, non solo a Napoli. Si tratta della convinzione che il potere dello sguardo possa produrre effetti sulla persona osservata. Un effetto che, nella maggior parte elle volte, è negativo, portando malasorte su persone invidiate o detestate, e solo più raramente ha, invece, effetti positivi, ad esempio con la protezione della persona amata.

Gli effetti del malocchio consisterebbero in una serie di presunte "disgrazie" che, improvvisamente e in breve lasso di tempo, accadrebbero alla persona colpita, la quale potrebbe anche suggestionarsi.

Diversi i metodi che si usano per contrastare il malocchio. Oltre a vere e proprio formule “antimalocchio” come la notissima “Aglio,fravaglie, fatture ca nun quaglie; corna,bicorna,cape ‘e alice e cape d’aglio” (citata anche da uno straordinario Peppino De Filippo che interpreta Pappagone), per contrastare una “jettatura” (dal verbo “gettare”, perché appunto la convinzione è che con il solo sguardo si possa lanciare disgrazie a qualche malcapitato), sono stati messi a punto diversi stratagemmi e amuleti: dai corni portafortuna al ferro di cavallo, dal peperoncino fino al gobbetto, simboli tutti di buona sorte. Altro metodo ritenuto efficace per “rispedire al mittente” le “jettature” è il gesto delle corna fatto con le dita delle mani.

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