Inscenarono il suicidio di Marchionne: licenziati definitivamente i 5 operai Fiat

Il sì della Suprema Corte arriva dopo che la sanzione – inizialmente decisa dall'azienda e confermata dal Tribunale di Nola – era stata annullata dalla Corte d'Appello di Napoli

Il manichino di Sergio Marchionne

La Corte di Cassazione ha deciso sul definitivo licenziamento dei cinque operai della Fiat che, nel 2014, inscenarono all'esterno dello stabilimento di Pomigliano il funerale dell'Ad Sergio Marchionne. Il sì della Suprema Corte arriva dopo che la sanzione – inizialmente decisa dall'azienda e confermata dal Tribunale di Nola – era stata annullata dalla Corte d'Appello di Napoli che ne ordinò il reintegro escludendo la giusta causa.

La sentenza di primo grado

La Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda e accordato il licenziamento in quanto sarebbero stati, in quella protesta, "travalicati i limiti della dialettica sindacale".

Insieme ad altri manifestanti gli operai inscenarono il finto suicidio di Marchionne all'esterno di uno stabilimento – quello di Nola – dove la totalità dei circa 300 dipendenti era in cassa integrazione, questo nello stesso giorno dei funerali di Maria Baratto, 47enne cassaintegrata del polo che si era tolta la vita. Una settimana dopo i manifestanti inscenarono quindi anche i funerali dell'Ad, questa volta ai cancelli dello stabilimento di Pomigliano.

La protesta di uno dei licenziati

Immediata è scattata la protesta di Mimmo Mignano, uno degli operai licenziati. Insieme ad un altro dei cinque, si è incatenato davanti casa del ministro del Lavoro Luigi Di Maio, a Pomigliano d'Arco, e si è cosparso la testa con una bottiglia di benzina minacciando di darsi fuoco. Alla fine è stato bloccato dalle forze dell'ordine e soccorso.

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