Latte per i nipoti di Zagaria: Greco resta in carcere

Incontrò nel suo studio un uomo dell'azienda ritenuta vicina al clan dei Casalesi per una fornitura di latte

Era riuscito a ottenere un'ordinanza di scarcerazione e la disposizione degli arresti domiciliari in una clinica specializzata per gravi motivi di salute. Per ora resta nel carcere di Secondigliano l'imprenditore Adolfo Greco che questa mattina è stato destinatario di un'altra ordinanza di custodia cautelare in carcere con l'accusa di concorso esterno ad associazione mafiosa per aver agevolato il clan dei Casalesi. In particolare i magistrati della Dda di Napoli, Maurizio Giordano e Giuseppe Cimmarotta gli contestano un intervento a favore dei nipoti di Michele Zagaria, Filippo e Nicola Capaldo anche loro arrestati nella stessa inchiesta.

L'incontro nel suo studio 

I fatti risalgono al 2013, periodo nel quale, l'imprenditore era già sotto intercettazione per l'inchiesta “Olimpo”, il cui processo si sta svolgendo dinanzi al tribunale di Torre Annunziata e che lo vede sia come imputato che come parte lesa del clan D'Alessandro di Castellammare. In quel periodo incontrò un uomo della ditta dei fratelli Capaldo all'interno della propria azienda a Castellammare. Si era rivolto a lui, quale imprenditore del settore impegnato prevalentemente nel napoletano, per ottenere una fornitura di latte perché l'azienda casertana aveva perso l'accreditamento con la Parmalat. Una fornitura che venne effettivamente concessa per un mese per ottemperare agli obblighi di distribuzione che l'azienda casertana aveva nella propria zona con i marchi Berna e Matese. Questo intervento è stato considerato dai magistrati antimafia un “aiuto” all'economia del clan tanto da configurare l'ipotesi di concorso esterno.

L'interrogatorio 

Dovrebbe sottoporsi all'interrogatorio di garanzia venerdì, sempre che le sue condizioni di salute glielo permettano. L'obiettivo dei suoi legali è chiedere al Gip Rossetti che venga confermata la misura degli arresti domiciliari disposta dal tribunale di Torre Annunziata. In totale sono state sette le misure cautelari disposte dal Gip del tribunale di Napoli che ha anche ordinato il sequestro dell'azienda del fratelli Capaldo.

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