Il sabato alle giostre si trasforma in incubo: due fratelli picchiati da 30 teppisti

Due giovani di 27 e 17 anni di San Giorgio a Cremano vittime della vile e gratuita violenza di branco. Una brutale aggressione con mazze, bottiglie e cinture

Uno dei fratelli feriti - foto fb

Doveva essere un sabato sera come tanti e invece si è trasformato in un incubo per una coppia di fratelli di San Giorgio a Cremano, vittime della violenza vile e gratuita di "branco" di circa 30 teppisti, che non avevano mai visto prima di allora. Una vicenda assurda, che fa rabbrividire.

A denunciarlo, raccontando la sua storia su facebook, è A.O. 27 anni, che insieme alla sua fidanzata e suo fratello minore (17 anni) si era recato alle giostre in Via Manzoni, a San Giorgio.

L'incubo inizia all'improvviso su una giostra, quando, durante un giro, da alcuni giovani, senza motivo, riceve uno sputo e un cazzotto alla testa. Sceso dalla giostra, A.O. cerca di chiedere spiegazioni per l'assurdo gesto, ed è lì che si scatena - racconta ancora il ragazzo - un inferno inspiegabile.

"Siamo stati attaccati alle spalle - scrive il 27enne - da un gruppo di 30 ragazzini tra i 16 e i 18 anni, con cinture, bottiglie, mazze di ferro. Colpiti senza ritegno da u gruppo di persone disumane il cui scopo era solo quello di far male il più possibile".  

"Qualcuno l'ha chiamata "rissa", ma vi posso assicurare che io e mio fratello non abbiamo alzato un dito - spiega ancora A.O. - se non per difenderci e limitare i danni. Ma siamo riusciti a limitare ben poco: io ho riportato una ferita dietro alla nuca da cui mi è stato estratto un corpo estraneo di metallo, probabilmente il gancio delle cinture. Mio fratello ha avuto la peggio: ferita alla testa con 3 punti e mano sinistra fratturata.

I ragazzi sono stati curati dai dottori della Villa Betania: "I medici erano sconvolti - racconta il ragazzo -, ma ci hanno assistito nel migliore dei modi.Nessuno poteva credere a quello che era successo, neanche la polizia giunta sul luogo dopo aver ripetutamente chiamato mentre ero in una situazione in cui la nostra vita rischiava di svanire".

"Ringrazio Dio per essere vivo e per essere tornato a casa con mio fratello - conclude A.O. - ed esserci ricongiunti alla nostra famiglia. Il mio rammarico più grande non è quello di aver picchiato più forte, ma di non essere stato in grado di difendere mio fratello, erano in troppi, pieni di odio e cattiveria".

Un messaggio, spiega il ragazzo, che non ha lo scopo di suscitare compassione, ma denunciare quanto accaduto e "i pericoli a cui possiamo essere esposti in qualunque momento, senza ragione"

In chiusura, la giovane vittima si rivolge direttamente ai vili aggressori: "Saranno fieri di essere diventati famosi per aver picchiato un ragazzo di 26 anni che nella sua vita non ha fatto altro che studiare per raggiungere quello che ha sempre desiderato, giocare a calcio, circondarsi di amici che gli vogliono bene, insieme ad un fratello di soli 17 anni che si sta appena affacciando al mondo. Siate fieri perché questo dimostra quanto siete forti, coraggiosi e... vigliacchi".

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