Fiaccolata per Fortuna, la sorella: "Donne non fate come lei, denunciate"

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"Mia sorella non ci raccontava nulla. Io dico alle donne che devono denunciare, non si devono nascondere. Denunciate i mostri". Rita Bellisario si regge a stento in piedi. Guida la fiaccolata che il Rione Sanità ha voluto organizzare per chiedere giustizia per sua sorella Fortuna, uccisa dal marito, reo confesso, nella loro casa di Miano giovedì 7 marzo.

Il corteo al femminile sfila, candele alla mano, per le strade del Rione. Il coraggio di queste donne, scese in strada per chiedere pene più severe per gli uomini-mostri, fa a pugni con la quasi totale assenza di uomini. Delle circa duecento persone partecipanti solo una decina sono maschi. "Gli uomini dovrebbero guidare questo corteo - afferma Carmen Sermino, assessore alla Giustizia sociale della III Municipalità - e invece sembrano indifferenti". 

La fiaccolata prosegue alternando il silenzio al grido "Giustizia". Rita viene sorretta dalle amiche, piange, stringe la foto di Fortuna: "Ci vorrebbe l'ergastolo - dice con la voce rotta dalle lacrime - voglio il massimo della pena, almeno l'ergastolo. Non deve avere una pena lieve. Adesso il mio pensiero deve essere per i figli di Fortuna, li vogliamo con noi". 

La fine della manifestazione è di quelle che sarebbe meglio evitare in questi casi: tensione tra la polizia e le donne presenti alla fiaccolata: "Ci hanno chiesto 'Quando finisce questo matrimonio?'. Vogliono che ce ne andiamo a casa - accusano le partecipanti - E loro sarebbero quelli che dovrebbero difenderci? Vergogna". 

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