Droga nella maionese: condanne in appello per i narcos Scarpa e Tamarisco

Un totale di 66 anni di carcere inflitti ai narcotrafficanti delle due famiglie di Torre Annunziata

Utilizzavano i contatti delle loro famiglie, Scarpa e Tamarisco di Torre Annunziata, per piazzare quintali di cocaina ai piedi del Vesuvio. Arrivano le condanne in appello per nove narcotrafficanti coinvolti nell'operazione Hama che sgominò una banda dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. La maggior parte sono stati sconti di pena per un computo totale di 66 anni di carcere. La pena più dura è stata inflitta ai danni di Vincenzo Masolo condannato a nove anni e quattro mesi. A seguire nella non lusinghiera classifica c'è Francesco Tamarisco, dell'omonima famiglia, condannato a nove anni di carcere. Sei anni e quattro mesi all'altro elemento di spicco della gang, Pasquale Scarpa, rappresentante dell'altra compagine malavitosa coinvolta nel blitz. Stessa pena per Alessandro Scarpa mentre condanne più gravi sono state inflitte ai danni di Marco Galli, otto anni e due mesi, Roberto Ilardi, otto anni mentre Vincenzo Estasi è stato condannato a sette anni e quattro mesi. Chiude il quadro delle condanne per la gang Vincenzo Gargiulo a cui sono stati comminati sei anni e quattro mesi di reclusione.

A sgominare la banda furono i finanzieri del comando provinciale di Napoli che nel settembre 2013 strinsero le manette ai polsi a 34 persone accusate di far arrivare la droga ai piedi del Vesuvio per conto di potenti organizzazioni di Torre Annunziata, Castellammare di Stabia e Secondigliano. Droga che riforniva le piazze di spaccio delle più importanti organizzazioni mafiose della zona sfruttando storiche alleanze e contatti maturati col tempo. Un legame come quello di Scarpa con i “valentini” che garantiva ad entrambi una partnership molto fruttuosa. Traffico a cui mise fine la Guardia di Finanza con una maxi-operazione in cui vennero impiegati circa cento unità. I militari delle Fiamme gialle misero le mani su 350 chili di cocaina dal valore di 12 milioni di euro. La droga veniva autotrasportata utilizzando dei tir e nascosta all'interno di vasetti di maionese. Le direttive venivano impartite dal carcere da Scarpa tramite i colloqui con il figlio Bruno, che nonostante l'accusa dell'Antimafia venne assolto dal giudice napoletano, e i dettagli dello smercio trasferiti tramite l'utilizzo di messaggi su cellulari Blackberry.

Estasi venne fermato mentre trattava una partita di cocaina che doveva arrivare dal Veneto. Un elemento di secondo piano dell'organizzazione che lavorava per lo zio di sua moglie, Vincenzo Scarpa detto “o' dottore”. Rappresentante dell'omonima famiglia da tempo trasferitasi in Spagna, il ras aveva contatti con il clan Gionta di Torre Annunziata. Venne arrestato a Fiumicino, sempre nel 2013, mentre era pronto a partire per Madrid con in tasca 12.500 euro in contanti. Altro nome di rilievo di quella banda di narcotrafficanti è Francesco Tamarisco, 42enne rappresentante dell'omonima famiglia mafiosa “specializzata” proprio nel traffico di sostanze stupefacenti e in accordi con i clan oplontini e dei vicini paesi vesuviani per la successiva vendita al dettaglio.  

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