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Didattica a distanza, la denuncia: "I bimbi non vedenti abbandonati a se stessi"

La sospensione dell'attività scolastica ha determinato anche la fine dei percorsi di formazione per gli alunni che soffrono di disabilità visiva

 

La didattica a distanza ha salvato l'anno scolastico di milioni di alunni e studenti di tutte le età. Eppure, c'è chi è rimasto ai margini di questo processo. I diversamente abili sembrano essere stati dimenticati dai decreti ministeriali. La scuola, per esempio, è diventata un incubo per i ragazzi non vedenti. 

"Per questi alunni tutto si basa sulla conoscenza tattile - spiega Sandra Minichini, tiflologa ed educatrice - E' impossibile far comprendere il linguaggio Braille a distanza. E la scuola, purtroppo, si è fatta trovare impreparata, lasciando indietro chi soffre di questa disabilità. A soffrire di più sono stati i bimbi dai 5 ai 10 anni". 

Il rischio, per chi è nell'età della formazione, è che si disimpari quanto fatto finora: "Da oltre due mesi hanno smesso di formarsi - prosegue l'esperta - è chiaro che c'è il rischio di una regressione e, quindi, di un'ulteriore difficoltà di inserimento per loro. Abbiamo la possibilità di non farci trovare impreparati per settembre. Purtroppo, le istituzioni scolastiche non stanno minimamente affrontando la questione. I docenti non sono preparati per affrontare queste problematiche"

Per questo motivo, con l'Unione ciechi di Sant'Anastasia organizzeremo dei corsi gratuiti per insegnanti a luglio. Spiegheremo loro, come approcciare alle probematiche dei ragazzi non vedenti. Da settembre, poi, allargheremo i corsi anche agli studenti". 

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