La diagnostica molecolare nella valutazione del rischio cardiovascolare

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di NapoliToday

Le sempre più approfondite conoscenze scientifiche dei meccanismi fisiopatologici, alla base delle patologie cardiovascolari, hanno lanciato la sfida ad individuare biomarcatori che ne possano predire l'insorgenza e monitorare le sequele. Presso la sala convegni Health in Progress si è discusso sull'importanza della diagnostica molecolare nella valutazione del rischio cardiovascolare. Lo scopo della giornata di studi è stato di fornire al clinico la facoltà di orientarsi facilmente tra le molteplici e nuove possibilità diagnostiche nell'ottica di prevenzione primaria, prevenzione secondaria e farmacogenetica delle patologie cardiovascolari. Tra gli argomenti al centro delle relazioni scientifiche: la sfida non vinta alla prevenzione cardiovascolare primaria, i biomarcatori e la diagnostica molecolare nello scompenso cardiaco, l'ipercolesterolemia familiare, la diagnosi genetica, la genetica delle miocardiopatie e pattern di trasmissibilità. Il professor Pasquale Perrone Filardi, professore associato di Cardiologia e direttore della scuola di specializzazione in malattie dell'apparato Cardiovascolare presso la Federico II di Napoli nella sua relazione ha sottolineato che "Il rischio cardiovascolare attualmente non è facilmente contrastabile efficacemente e precocemente, c'è bisogno, infatti, di mezzi sempre più moderni e sofisticati per identificare il paziente capace di sviluppare il rischio cardiovascolare, l'ictus, l'infarto o morte cardiaca. La moderna caratterizzazione genetica oggi offre nuove opportunità per identificare persone che non sanno di essere a rischio. Gli indicatori di infiammazione vascolare e di fibrosi cardiaca, la genetica molecolare delle dislipidemie e il relativo impatto sulla farmacologia nonché la genetica delle cardiomiopatie, rappresentano una nuova arma a disposizione del clinico allo scopo di personalizzare l'approccio terapeutico in pazienti sintomatici e asintomatici, ma con fattori di rischio genetici e non". Ad aprire la giornata di studi il dottor Giovanni Battista Zito, presidente nazionale ARCA. Nel suo intervento ha precisato che: "la genetica fino a qualche tempo fa veniva vista come un elemento estraneo all'attività clinica, invece è ben noto da tempo che esiste una letteratura consolidata in merito, che può dare una grande mano a risolvere e dirimere dubbi nella quotidiana attività diagnostica e permettere al medico di individuare strategie terapeutiche. In Campania l'incidenza del rischio cardiovascolare è superiore ad altre regioni dovuto soprattutto a condizioni ambientali e stili di vita errati non perfettamente conciliabili con la prevenzione cardiovascolare. Quindi, un intervento coordinato tra società scientifica e con le istituzioni, potrà portare un cambiamento che potrà giovare alla vita dei cittadini campani". Ma come si fa a prevenire, combattere e abbassare i dati dell'incidenza cardiovascolare? Lo ha spiegato Marco Varelli specialista in Biochimica clinica e Direttore del laboratorio di analisi dell'Istituto Diagnostico Varelli: "Le patologie cardiovascolari, nonostante gli avanzamenti sia in termini di prevenzione e di diagnosi, sono ancora la prima causa di morte nel mondo occidentale. E' sempre più necessario identificare precocemente eventuali patologie e per fortuna oggi esistono strumenti molto sofisticati che vanno in questo senso permettendo la classificazione dei pazienti a rischio. Un'arma in più è di sicuro la diagnostica molecolare. Oggi esistono tantissimi ambiti di genetica cardiologica che oramai sono di quotidiano impiego, l'importante è che i clinici si aggiornino costantemente nella genetica cardiologica, a mio avviso imprescindibile nella pratica clinica".

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