"La Cumana non c'è più": lavoratori e utenti in presidio all'Eav

Esasperati i pendolari: "Ci viene negato il diritto alla mobilità e con esso anche il diritto alla studio e al lavoro perché è impossibile spostarsi". Lavoratori: "La futura liberalizzazione ci sembra una vera privatizzazione"

Presidio all'EAV

Lavoratori e utenti Eav in presidio, in mattinata, davanti alla sede dell'ente in via Cisterna dell'Olio, nel cuore di Napoli.

Un presidio di pochi attivisti, promosso da Freebacoli, ma rappresentativi dell'esasperazione dell'utenza e dei lavoratori del trasporto pubblico locale, in particolare di Cumana e Circumvesuviana.

"Ci viene negato il diritto alla mobilità - spiegano i promotori della mobilitazione - e con esso ci negano anche il diritto alla studio e al lavoro, perché da certi comuni della provincia e da certi quartieri cittadini è diventato quasi impossibile spostarsi per raggiungere i luoghi di studio e lavoro".
In pochi giorni infatti, gli utenti della Cumana hanno ricevuto due brutte batoste: la prima riguarda la frequenza delle corse (non più una corsa ogni 20 minuti, ma una ogni 40) e la seconda l'abolizione del capolinea di Torregaveta. Il tutto è da aggiungersi a mesi e mesi di estremi disagi e tagli che già rendevano molto complessa la mobilità per i cittadini.

"Siamo allo stremo, adesso vogliamo risposte, vogliamo vedere i documenti, i bilanci, vogliamo sapere cosa succede" dicono i promotori del presidio, che ribadiscono di essere manifestanti pacifici che chiedono solo un incontro con i vertici dell'ente e con quelli della Regione, per avere finalmente spiegazioni  e risposte concrete su quanto sta accadendo alla Cumana.

In piazza ci sono anche i lavoratori (sia della Cumana che della Vesuviana). La preoccupazione è forte per tutti e riguarda anche la paventata "liberalizzazione". "Ci sembra che non si tratti affatto di una liberalizzazione - ci spiega un lavoratore della Circumvesuviana - ma di una vera e propria privatizzazione di una fetta dell'azienda perché il privato che arriverà non dovrà portare treni nuovi, come è accaduto con ItaloTreno e Trenitalia, ma potrà avere in gestione le macchine Eav". Dubbi anche su quale azienda avrà accesso a questa fetta di azienda: "Quale imprenditore in Campania ha così tanti soldi?" si chiedono ancora i dipendenti, spaventati dalla possibilità di qualche poco trasparente e pericolosa infiltrazione.

E ancora dubbi sui fondi: "Le risorse non arriveranno - ci dicono i lavoratori - prima di 6-9 mesi. Il tempo necessario a far partire la cosiddetta "liberalizzazione", insomma quando i treni sono pubblici i fondi non arrivano, ma arrivano poi quando diventano in parte privati?".

Questi i dubbi e le domande che lavoratori e utenti vorrebbero rivolgere ai vertici di ente e Regione, che, a quanto pare, hanno, a fine mattinata, promesso un incontro.


 

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