Crollo a Torre Annunziata con otto morti: tutte le responsabilità

Il palazzo è crollato a causa dei lavori di ristrutturazione effettuati nell'appartamento al secondo piano

La procura di Torre Annunziata ha chiuso le indagini sul crollo di Rampa Nunziante in cui lo scorso 7 luglio persero la vita otto persone. I magistrati, grazie alle indagini tecniche dei periti, hanno ricostruito con esattezza le possibili responsabilità dei singoli indagati. La relazione tecnica redatta dai consulenti Nicola Augenti ed Andrea Prota ha stabilito che la causa del crollo è da imputare a dei lavori di ristrutturazione effettuati all'interno dell'appartamento al secondo piano di Gaetano Velotto. Secondo i periti sono stati demoliti dei tramezzi divisori indebolendo il maschio murario e provocando delle lesioni tali da determinare il crollo.

Sarebbero state asportate anche delle pietre di tufo che hanno indebolito il lato del palazzo che affacciava sulla ferrovia. La responsabilità del crollo viene imputata dalla procura all'architetto Massimiliano Bonzani, direttore dei lavori, insieme ai colleghi Aniello Manzo ed al deceduto Giacomo Cuccurullo. Secondo i magistrati, i tecnici non potevano non essersi accorti dello stato di deterioramento della struttura ed hanno posto in essere delle contromisure insufficienti come puntelli metallici e spallette di mattoni piene a fronte di gravi lesioni al maschio murario. A parere dei tecnici avrebbero dovuto accorgersi del pericolo imminente ed avvertire i vigili del fuoco in modo da permettere l'immediata evacuazione dello stabile.

Altre responsabilità vengono attribuite all'amministratore del palazzo, Roberto Cuomo che avrebbe dovuto richiedere le autorizzazioni necessarie a quel tipo di lavoro al proprietario dell'appartamento. Inoltre avrebbe dovuto avvertire le autorità competenti di fronte a lavori di gran lunga superiori alle possibilità. Lavori che nel dettaglio la procura imputa all'architetto Bonzani insieme al proprietario Velotto e ad un operaio, Pasquale Cosenza, autori dei lavori di perforazione degli elementi strutturali che hanno provocato il sovraccarico ed il successivo crollo. Gli interventi vennero effettuati per diversi giorni utilizzando un martello pneumatico e provocando le reazioni di diversi condomini che li segnalarono all'amministratore.

Chiare erano le lesioni che stava subendo il palazzo di cui si accorsero sia Bonzani che Cuccurullo che provarono a tamponare con misure insufficienti costate la vita allo stesso tecnico comunale. Un altro capitolo coinvolge i proprietari degli appartamenti e riguarda invece le autorizzazioni a compiere i lavori di ristrutturazione sia al primo che al secondo piano. Anche al primo piano i lavori non erano autorizzati ma non avrebbero influito sul crollo del palazzo. Il primo a doverne rispondere è sempre Bonzani che avrebbe attestato falsamente che il palazzo fosse legittimo dal punto di vista urbanistico mentre dalle indagini è stato stabilito che mancava di titolo abilitativo.

L'unica licenza concessa risaliva al 1957 e permetteva la costruzione solo di una villetta bifamiliare. Per lo stesso motivo sono stati coinvolti nelle indagini i proprietari ed ex proprietari che nel 2016 avevano attestato nella Scia che il palazzo era legittimato. Attestazione falsa reiterata all'atto della vendita di alcuni appartamenti.

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