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Sos Centro storico: così il Covid-19 ha stravolto il cuore economico di Napoli

Senza turismo molte saracinesche sono rimaste abbassate anche con l'inizio della Fase 2. Si rischia la desertificazione di un pezzo di città protagonista del boom degli ultimi 10 anni

 

Fa un certa impressione passeggiare in una via san Gregorio Armeno deserta e senza presepi. Effetti collaterali dell'emergenza sanitaria, evoluta in emergenza socio-economica. A dispetto della fase 2 c'è un pezzo di città che arranca più degli altri. E' lo stesso pezzo che fino alla fine di febbraio trainava Napoli e la sua economia. E' il centro storico. 

In via dei Tribunali e in via San Biagio dei Librai molte saracinesche sono rimaste abbassate. Ristoranti, botteghe, case vacanza. I negozi che hanno aperto, d'altro canto, non lavorano. Fino a poche settimane fa, in queste strade era difficile anche passeggiare per via della folla. Ora, dopo il tramonto appaiono spettrali: "Sembra di essere tornati a 30 anni fa, quando Napoli non era una città a vocazione turistica" racconta Daniele Gambardella, artigiano di San Gregorio Armeno. Qui, le botteghe dei presepi non hanno mai riaperto. "Sarebbe inutile - prosegue il mastro presepaio - in questo periodo dell'anno solo i turisti muovo la nostra economia. Se apriamo, saremmo costretti a richiudere dopo pochi giorni". 

L'assenza dei visitatori 'forestieri' è un tema sulla bocca di tutti: "Anche noi abbiamo deciso di non riaprire - spiega Nino Di Costanzo, socio della Trattoria I Gerolomini - perché il 70 per cento dei nostri affari ruota intorno ai turisti. Abbiamo preferito tenere i dipendenti in cassa integrazione". 

Quello che fino a ieri era la ricchezza del centro antico di Napoli, adesso ne è diventato il tormento: "Il problema è che questa città ha basato la sua crescita esclusivamente sul turismo - afferma Alfonso De Vito, attivista - un'economia fragile, che soffre delle mode del momento e che quando va in crisi lascia il deserto. E in questa strade si rischia la desertificazione, non solo economica ma anche abitativa. Negli anni, le case del centro sono state traformate sempre più in b&b. Adesso sono vuote e, di conseguenze, restano vuoti anche i negozi e le strade". 

Sembra resistere l'industria leggera della notte, soprattutto nelle zone di piazza Bellini e piazza San Domenico. Ma durante il giorno la musica è un'altra: "I napoletani preferiscono battere altri luoghi, come Toledo o il Lungomare - spiega Marcello Cadavero, assessore ai Lavori Pubblici della II Municipalità - Se non troviamo il modo di portare acqua a queste attività, che non hanno grandi capitali alle spalle, il rischio è che molte serrande non riapriranno mai più". 

Si cerca una via d'uscita, tra chi aspetta e prega per il ritorno del turista e chi, invece, auspica un cambio di direzione. "Mi auguro che sia arrivato il momento di tornare a un'economia di prossimità - dice Alfonso De Vito - credo che con una politica di sostegno al reddito e della casa possa essere ridisegnata una nuova struttura". Forse, la prima spinta per il centro storico potrebbe arrivare proprio dai napoletani: "Dobbiamo mandare un messaggio ai nostri concittadini - sostiene Cadavero - quello di riscoprire la parte antica di Napoli in un periodo come questo, dove è anche più vivibile". 

I napoletani, i turisti, lo Stato. I piccoli imprenditori si appellano a questa triade: "Dico ai miei concittadini di uscire. Certo, in sicurezza, ma che si esca - conclude Nino Di Costanzo della Trattoria I Girolomini - Perché se continuiamo ad avere solo paura non ci risolleveremo. Se invece noi mettiamo la testa fuori casa e, contemporaneamente, lo Stato ci aiuta, allora possiamo riprenderci". 

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