Coronavirus, Associazioni che tutelano ciclisti urbani: "Riparare bici è servizio essenziale"

Lettera al Governo di 11 associazioni impegnate nella tutela dei ciclisti urbani per chiedere di esonerare i ciclomeccanici dall'obbligo di chiusura: "Per molti la bici è l'unico mezzo"

Inserire anche i "ciclomeccanici" tra le attività essenziali da esonerare dall'obbligo di chiusura stabilito per il contenimento del coronavirus. A chiederlo al Governo sono 11 associazioni impegnate nella tutela dei ciclisti urbani, sparse in tutta Italia: Salvaiciclisti Roma, Salvaiciclisti Bologna, Rete Vivinstrada, Fiab Napoli pedala, Milano bicycle coalition, Legambici, Bike to school, Fiab Firenze ciclabile, Alleanza mobilità dolce e Fondazione Michele Scarponi.

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Con una lettera inviata ai ministri Stefano Patuanelli (Sviluppo economico), Roberto Gualtieri (Economia) e Nunzia Catalfo (Lavoro) le associazioni invocano uindi di consentire l'apertura delle attività di riparazione della bicicletta, "in quanto mezzo di trasporto essenziale per un'ampia fascia della popolazione e strumento di lavoro per i corrieri". L'esclusione dall'elenco dei servizi essenziali, infatti, secondo i firmatari della lettera "appare profondamente discriminatorio per un'ampia parte della popolazione che ha scelto la bicicletta quale unico o prevalente mezzo di trasporto per tutte le proprie attivita' quotidiane, come andare a lavoro o svolgere le proprie attivita' necessarie previste dal decreto". In particolare, poi, l'intera categoria dei corrieri in bicicletta "risulta danneggiata da questa esclusione, in quanto nell'ipotesi di rottura del mezzo o bisogno di manutenere lo stesso, si trova nell'impossibilita' di provvedere alla sua riparazione". Nella classificazione Ateco, però, l'attivita' dei ciclomeccanici è considerata non essenziale perché attinente a chi ripara attrezzatura da campeggio e articoli sportivi, spiega Salvaiciclisti Bologna diffondendo la lettera: "Nel mondo reale però la bicicletta un mezzo di trasporto, a volte l'unico, essenziale per andare al lavoro, fare la spesa, andare dal medico". Tra l'altro, fa notare l'associazione, questa esigenza vale anche per medici e infermieri, che scrivono messaggi di questo genere: "Come farò a raggiungere l'ospedale se avrò un problema meccanico nei prossimi giorni, anche una semplice foratura? Sarò costretto a prendere i mezzi pubblici, aumentando il rischio di contagio per me stesso e per gli altri".  

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