Muore commerciante di Salvator Rosa, la cognata: "Non hanno voluto farle il tampone"

La 55enne è deceduta dopo una forte febbre. Era molto amata nel quartiere

Si è spenta per il Coronavirus la signora Anna, storica commerciante di una merceria di via Salvator Rosa. L'Ex OPG Occupato, Je so' pazzo, ha così voluto ricordare la commerciante scomparsa con un post sulla propria pagina Facebook e una foto che ritrae la signora Anna nel suo negozio.

"Molti di noi conoscevano la signora Anna. Una mamma, una nonna, una persona buona, gentile, sempre disponibile e sorridente. Nei nostri giri di quartiere la tappa nel suo negozio era fissa e ogni volta non mancava di riservarci parole gentili e dolci sorrisi. Quello che le è accaduto ci addolora immensamente e ci lascia sgomenti. La sua storia ci ricorda le tante storie a cui stiamo assistendo in questi giorni. Episodi drammatici che possono sembrare di "trascuratezza" verso un singolo, ma che sono lo specchio di una difficoltà strutturale che il nostro sistema sanitario sta attraversando. Le notizie che ci arrivano dalla Lombardia ci mettono in guardia: arrivare al limite del collasso dell'assistenza significa concretamente piangere troppi morti, limitare ai soli casi limite l'accesso in ospedale, lasciare a casa senza un'adeguata prevenzione delle complicazioni più rischiose troppe persone. Noi non vogliamo che tutto questo scoppi anche nella nostra città, nei nostri quartieri, fra coloro i quali fanno materialmente parte delle nostre vite. È per questo che faremo di tutto per evitarlo, è per questo che ci uniamo al lutto della famiglia di Annamaria promettendo che la sua morte non sarà vana. Vogliamo ricordarla e ricondividere le parole che, nonostante la rabbia e il dolore, sua cognata ha scritto. Che la terra ti sia lieve. Ciao Anna".

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Al post dell'Ex Opg fa appunto seguito il ricordo della cognata della commerciante scomparsa: "Sono oggi qui a scrivere, nonostante il dolore per ciò che è accaduto alla mia famiglia, per raccontare la mia storia. Tutto ha inizio il 17 marzo quando sia mia cognata che mio fratello, dopo tre giorni di febbre e dopo che nonostante gli aiuti chiesti alle strutture sanitarie non ottenevano alcuna risposta concreta, si vedono costretti a recarsi con la propria autovettura presso l’ospedale Cotugno. Mia cognata aveva una forte febbre, mentre mio fratello aveva tosse e febbre. Recatisi al Cotugno decidono di fare il tampone solo a mio fratello in quanto aveva tutti i sintomi da Coronavirus, mentre a mia cognata decidono di non sottoporla al tampone in quanto aveva soltanto la febbre. Il giorno 19 marzo ci arriva la notizia che mio fratello era positivo al Coronavirus; a seguito di tale positività il 118 viene a prelevare mio fratello affinché potesse essere ricoverato in un’apposita struttura ospedaliera. Tuttavia mio fratello viene tenuto per circa 4 ore in un ambulanza poiché tutte le strutture erano piene finché si trova, finalmente, un posto all’ospedale Loreto Mare dove viene appunto ricoverato. Giunto in ospedale subito si rendono conto della gravità della situazione e mio fratello viene intubato. Nel frattempo mia cognata continua ad avere la febbre, per cui preoccupati decidiamo di insistere nel chiamare i dovuti numeri telefonici previsti in caso di emergenza. Il giorno 23 Marzo mia cognata si aggrava, oltre alla febbre compare la tosse e notiamo diventare le sue labbra violastre. Preoccupata chiamo il centro di emergenza e questi chiede di parlare con mia cognata. Contattata mia cognata il centro d’emergenza ci comunica che in realtà lei respira bene e non ci sono presupposti per un eventuale ricovero o tampone. Il 24 Marzo, poiché la situazione non migliorava, decidiamo di chiamare nuovamente il 118 verso le ore 10 del mattino fino a quando alle ore 17 finalmente decidono di venire a prendere mia cognata. Arrivati nell’abitazione di mia cognata trovano la stessa con una saturazione pari a 55. Viene portata in ospedale e dopo all'incirca mezz'ora ci arriva una telefonata in cui ci viene comunicato che la stessa era molto grave. Dopo poco tempo mia cognata muore. Ad oggi non sappiamo ancora la causa del decesso, in quanto non è stata mai data la possibilità a mia cognata di poter effettuare il tampone. Voglio precisare che nello stesso nucleo familiare di mia cognata e mio fratello vivono ancora la figlia, il marito e un bimbo di 15 mesi che hanno deciso, nonostante il dolore, e per senso civico, di mettersi autonomamente in quarantena. Nessuna chiamata, nessun aiuto è mai arrivato alla famiglia, nessuno gli ha imposto di stare in quarantena o tantomeno ha comunicato loro come devono comportarsi. È stata lasciata un’intera famiglia in balia delle onde, completamente abbandonati a loro stessi senza la possibilità di essere aiutati da chi di dovere. Voglio dare merito ai nostri medici che hanno cercato in tutti i modi di salvare l’irreparabile, hanno cercato di salvare mia cognata ma purtroppo questo non è stato possibile essendo lei arrivata in ospedale ormai in una situazione gravissima. Mia cognata aveva soltanto 55 anni, era giovane, era madre ed era nonna, aveva ancora una vita davanti. Era una donna di grande senso di responsabilità, infatti, nonostante le sue gravi condizioni fisiche non è mai andata in ospedale perché voleva evitare che altre persone potessero essere contagiate nell’eventualità in cui fosse stata positiva al coronavirus. Nonostante mia cognata sia ormai morta, ad’oggi, purtroppo, ancora nessuna struttura o chi di dovere ha contattato la famiglia o si è interessata di tale situazione. Sarà la rabbia a farmi parlare ma io mi chiedo tutto questo poteva essere evitato? Mia cognata poteva essere salvata? Il sistema, la prassi era questa? Si lascia un'intera famiglia ed una donna malata in questo modo?".

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