L'ingegno napoletano: da maschere per snorkeling a caschi per la ventilazione polmonare

Anche a Napoli, attraverso una apposita valvola stampata in 3D da molti laboratori, le note maschere Decathlon possono diventare caschi per la ventilazione da usare nei reparti di terapia intensiva

E' un perfetto esempio di sinergia fra creatività, hi-tech e medicina il progetto portato avanti a Napoli da The Spark Creative Hub e altri laboratori napoletani (citiamo FabLab Napoli, il laboratorio Re-Made in Rione Sanità, 3D Rap, Dam Bros, Makerspace-Hub). Da qualche giorno queste realtà partenopee stanno stampando in 3D delle valvole (chiamate valvole Charlotte) che consentono di adattare maschere da snorkeling (di quelle prodotte da Decathlon, ma non solo) in caschi per la ventilazione che possono essere utilizzati nei reparti di terapia intensiva. 

Tutto nasce da uno scatto che, da Napoli, diventa virale. Un uomo passeggia lungo via Toledo con una maschera da snorkeling. Sono i primi giorni della diffusione del Coronavirus in Italia, non c'è il lockdown, qualcuno comincia a indossare mascherine. L'uomo fotografato però decide di stupire tutti e passeggia con una maschera vistosa, quella creata da Decathlon per osservare il mondo sottomarino restando a pelo d'acqua. 

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Dallo scatto all'intuizione il passo è breve. Ingegneri del Nord percepiscono che la maschera può adattarsi alla ventilazione per i reparti in terapia intensiva che, purtroppo, sono sempre più affollati. Basta aggiungere una valvola che alcuni laboratori di stampa 3D cominciano a produrre. Ed ecco che anche a Napoli The Spark Creative Hub (con una libreria inaugurata pochi giorni prima del lockdown) comincia a stampare. Anche altri laboratori cittadini s'industriano, cresce un movimento partenopeo che si ritrova online. Una sinergia che a breve porterà i primi esemplari nell'Ospedale del Mare e, probabilmente, anche al Cotugno. 

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Abbiamo contattato Michela Musto, direttrice del The Spark Hub. 

In che modo state lavorando?
Poco prima che ci fosse il lockdown abbiamo spostato le stampanti e le abbiamo portate a casa. Da due settimane stampiamo ininterrottamente seguendo le direttive della Protezione Civile con cui siamo in contatto. Ora le valvole servono con urgenza quindi stampiamo quelle, ma potremmo stampare anche mascherine e per un periodo l'abbiamo fatto. 

Dove e quando saranno poi assemblate le maschere?
Probabilmente già nel fine settimana riusciremo a coordinare un'intera squadra che andrà all'Ospedale del Mare per assemblare le maschere (quelle da snorkeling di Decathlon ma anche di altre marche simili). Da qui poi la Protezione Civile le destinerà agli ospedali campani. Si tratta di uno splendido momento di condivisione di competenze, di lavoro sinergico anche se a distanza. Siamo riusciti a organizzarci spontaneamente in una rete e le autorità e i medici stanno credendo in noi. 

Come affrontate o pensate di affrontare i costi?
Per ora non ci pensiamo. I costi sono minimi, ognuno investe secondo le proprie possibilità. 

The Spark ha aperto al pubblico solo poche settimane fa e soli pochi giorni prima del lockdown. Con quale entusiasmo riaprirete?
Speriamo di ritrovare la stessa grande accoglienza che Napoli ci riservò per l'inaugurazione. Ma nel frattempo non smettiamo di lavorare, non ci siamo mai fermati. Abbiamo ospiti online, rubriche, interviste. Quando sarà il momento riapriremo e riabbracceremo la città. 

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