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Ischia, la rivolta dei tassisti: "Dimenticati da tutte le istituzioni"

Sull'isola sono 350: "Lavoriamo solo con i flussi turistici estivi, da settembre non abbiamo entrate. L'emergenza sanitaria ci ha condannati e la Regione non ha mosso un dito"

 

Essere tassisti su un'isola è diverso che esserlo in città. Per questo motivo, i tassisti di Ischia stanno allestendo una protesta pacifica su tematiche leggermente differenti da quelle dei colleghi napoletani. "I colleghi di Napoli lavorano tutto l'anno - spiega Giovan Giuseppe Pesce - mentre noi isolani siamo lavoratori stagionali, operiamo solo con i flussi turistici e da metà settembre non incassiamo nulla. La nostra situazione è ancora più grave, ma mentre in altre regioni sono stati erogati fondi per i tassisti, la Regione Campania non ha mosso un dito".

In tutti i Comuni di Ischia, i tassisti sono circa 350, la stragrande maggioranza dei quali, ha ne proprio taxi l'unica fonte di reddito: "Non sappiamo più cosa far mangiare alle nostre famiglie. Questo è il periodo in cui avemmo cominciato a lavorare, ma l'emergenza sanitaria ce lo impedisce. Anche per l'estate, le prospettive del turismo sono pessime. Molti alberghi non apriranno. Se gli alberghi restano chiusi, i turisti non vengono e noi non possiamo lavorare. La Regione si svegli e ci dica come affrontare questa situazione". 

Giovedì 14 aprile, i tassisti ischitani consegneranno, in un simbolico gesto di protesta, le chiavi delle loro autovetture ai rispettivi sindaci dei sei Comuni dell'Isola. 

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