Coronavirus, de Magistris: "Ci trattano come una vil razza dannata ma siamo responsabili"

"Io mi sento bergamasco, milanese, italiano. Ma Napoli non ha nulla da imparare. Al netto di qualche imbecilli siamo responsabili", spiega il sindaco. "Presto torneremo ad abbracciarci"

Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha voluto lanciare un messaggio diretto a tutti coloro che raccontano la città campana in questi giorni di lockdown. Un racconto che - per de Magistris- deve essere lontano dagli stereotipi. Ci "trattano come fossimo una vil razza dannata", spiega il sindaco. "Per ora Napoli e il suo popolo agiscono con senso di responsabilità, al netto di pochi imbecilli". Di seguito il testo diffuso questa mattina. 

“Sono napoletano. Sono nato a Mergellina, accanto al mare. Sono stato, sin da piccolo, abituato a guardare oltre, dove lo sguardo non arriva e nella direzione dell'infinito, senza mura, nemmeno nel cuore. Amo profondamente Napoli, amo il popolo di Napoli. Amo anche le cose che non mi piacciono della città e dei napoletani. È una città di contrasti: inferno e paradiso, anarchica ed assetata di giustizia, energia imponente tale da disintegrare qualsiasi involucro a pressione, popolo che vuole poche regole, ma ha una potente capacità di autogovernarsi. Non mi appartiene la difesa a prescindere della mia Terra. Ti dicono, non di rado, nel nostro Paese, quando pensano di farti un complimento: "non sembri napoletano". È l'emblema, se volete anche gentile, del pregiudizio nei confronti della nostra Terra. Pure di questi tempi, nel pieno dell'emergenza #coronavirus, non si è persa l'occasione di marchiare alcune immagini della nostra città: "vedete come fanno a Napoli, vedete i napoletani" È l'ignoranza che acceca.

All'inizio dell'epidemia in alcune zone d’Italia il mantra era: “Tutti fuori, vita pseudo normale, aperitivi, aziende, cantieri”. In quei giorni a Napoli, dove non si registrava ancora nessun contagio, chiudemmo le scuole, prima ancora del Governo, ed anche i cantieri. Nessuno ha mai osato, giustamente, dire: "guarda lì che fanno". A noi non appartiene giudicare. Ci tocca comprendere, capire, mettersi nei panni di altri. Io voglio, oggi, sentirmi milanese, bergamasco, bresciano, piemontese, lombardo, veneto, italiano. Lo dico da napoletano verace, da chi mette Napoli prima di tutto. Napoli è più simile a Betlemme che a Berlino, Napoli è europea ma anche araba, Napoli è fatta di vicoli, piazzette, rioni, con botteghe assai contigue e tantissima gente che vive nei bassi in cui c'è la storia della nostra città. Oggi nel bollare l'inciviltà del nostro popolo si parla e si fotografano presunti assembramenti in alcune strade di Napoli. Ma la conoscete la conformazione urbanistica di interi quartieri della nostra città? Ma avete mai visto Napoli in un giorno di vita normale pre covid19? Napoli è un abbraccio, siamo sempre stretti, un'nguollo a nat'.

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Non è facile mantenere distanza sociale dove non c'è spazio, eppure le persone ci provano e ci riescono anche (al netto di qualche imbecille che staziona anche dalle nostre parti, come in tutte le parti del Paese). Se accade da altre parti nessuno si sogna di dire, forse nemmeno di pensare, che è la condotta di un popolo. Invece si usa, da parte di alcuni ovviamente: "guardate i napoletani". Come se fossimo una vil razza dannata.
Resisteremo e vinceremo uniti anche questa terribile sfida. E torneremo presto ad abbracciarci. Per ora Napoli e il suo popolo agiscono nel complesso con maturità e responsabilità, in un'epidemia anche sociale ed economica senza precedenti dal dopo guerra. Dedico a chi non ha mai avuto tempo e voglia di entrare nel corpo di Napoli e nell'anima della sua gente un passo di Napule è di Pino Daniele: “Napule...e a sape tutto o' munno ma nun sanno a verità”.

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