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L'allarme degli artigiani: "San Gregorio Armeno rischia di scomparire"

Le botteghe dellle nota strada del centro di Napoli non riapriranno il 18 maggio: "Alzare la saracinesca senza le migliaia di cittadini e turisti che passano sarebbe inutile. La Regione ci aiuti o i presepi moriranno"

 

"Le nostre richieste non sono egoistiche, sono per tutti perché se fallisce San Gregorio Armeno, muore un pezzo di economia della città". Lucio Ferrigno è uno degli artigiani storici della nota strada dei presepi. Come lui, altri cinquanta commercianti non riapriranno la loro bottega il 18 maggio, nonostante la legge lo permetta: "Sarebbe inutile riaprire in una strada desolata, senza cittadini né turisti". 

La crisi economica conseguente all'emergenza Coronaviurs tocca anche San Gregorio e molti negozi storici rischiano di non riaprire mai più: "Rischiamo di vedere cancellato il Natale - afferma Gabriele Casillo, presidente dell'Associazione Corpo di Napoli - perché Natale è sinonimo, nel Mondo, di questa strada. Per questo motivo, abbiamo presentato una serie di richieste, come il ricorso ai fondi Unesco per aiutarci a sopravvivere. Chiediamo un supporto anche all'Enel, che ci ha inviato bollette anche senza aver acceso lampadine. Il Governo ci aiuti con il prolungamento della Cassa integrazione e speriamo che anche le grandi aziende possano ricordarsi di tutte le volte che abbiamo fornito le nostre location per eventi senza pretendere nulla. Questo è il momento di restituire il favore". 

Lunedì, gli artigiani hanno preparato un flash mob con cartelloni per manifestare il loro dissenso: "Questa strada non può scomparire per la cecità delle Istituzioni". 

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