Processo omicidio Ciro Colonna, vittima innocente di camorra: otto ergastoli

Sono stati tutti condannati gli imputati per l'agguato a Ponticelli in cui, oltre alla vittima designata Raffaele Cepparulo, venne ucciso per errore anche il 19enne Ciro Colonna

È stata emessa dal Gup di Napoli Luana Romano, intorno alle 16, la sentenza sul duplice omicidio di Ciro Colonna, 19enne vittima innocente di camorra, e di Raffaele Cepparulo, ritenuto elemento di vertice del clan dei Barbudos del rione Sanità.

Gli otto imputati sono stati condannati ad altrettanti ergastoli, perché giudicati mandanti ed esecutori materiali dell'agguato mortale.

L'agguato a Ponticelli

Cepparulo, 25enne inizialmente legato al boss Genidoni e poi confluito nel clan De Micco di Ponticelli, venne assassinato nel pomeriggio del 7 giugno del 2016 in un circolo ricreativo di Ponticelli, su via Bartolo Longo. Ciro Colonna era nello stesso circolo, giocando a biliardino in attesa di un amico: colpito per errore, perse tragicamente la vita.

"Io e Ciro stavamo giocando a biliardino in un bar - fu il racconto di una testimone - sono entrati due uomini che hanno urlato: questa è una rapina. Siamo scappati tutti. Uno dei malviventi ha ucciso Raffaele Cepparulo. Ciro ha provato a fuggire come tutti, ma gli sono caduti gli occhiati, si è calato a prenderli e il killer gli ha puntato la pistola contro uccidendolo".

Così si era espressa Mary, la sorella di Ciro Colonna, all'indomani dell'arresto delle persone poi condannate: "Ciro è morto per errore, quel colpo di pistola lo ha colpito al cuore. Non ho nulla da dire a chi ha ucciso mio fratello. Ciro era andato nel circolo a giocare a biliardino. È stato ucciso perchè gli sono caduti gli occhiali e si è chinato a terra per prenderli".

Cepparulo e i Barbudos

Esponente dei "Barbudos" – così chiamati per il loro look, barba lunga ed espressioni rudi – Raffaele Cepparulo era il "nuovo camorrista" per eccellenza. Cura nel look, tatuaggi in bella vista (uno in particolare riportava il nome di Antonio Genidoni), utilizzo continuo dei social.

Era già stato arrestato nel 2015. Insieme ad altre tre persone, era in un'auto nei pressi di un vico della Sanità designato, pare, per un agguato. Una permanenza in cella molto breve la sua: fu scarcerato dopo sei mesi, insieme ai presunti complici, per decorrenza dei termini. In sede di Riesame era caduta l'aggravante della finalità mafiosa, restringendo il tempo a disposizione della Procura per chiederne il rinvio a giudizio.

I condannati

Il pm Antonella Fratello aveva chiesto la condanna all'ergastolo ai danni del boss Ciro Rinaldi di San Giovanni a Teduccio, indicato come mandante, di Michele Minichini e Antonio Rivieccio ritenuti gli esecutori materiali, di Giulio Ceglie e di quattro donne: Anna De Luca Bossa, Vincenza Maione, Cira Cepollaro e Luisa De Stefano.

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