Omicidio carabiniere, il padre di Gabriel: "Mio figlio non è un assassino e lo dimostrerò"

"L'ho visto in carcere, è disperato. Non sapeva che Finnegan avesse un coltello", spiega in una intervista al Corriere della Sera il padre del 18enne americano

"Mio figlio non è un assassino, voglio dimostrarlo, non sapeva che Finn avesse un coltello. Mi ha assicurato che lui non fa uso di droghe. Mi ha chiesto di farlo sottoporre a tutte le analisi per poterlo dimostrare. Era andato con il suo amico. E giura di aver chiesto soltanto la restituzione degli 80 euro", è un estratto dell'intervista rilasciata al Corriere della Sera da Fabrizio Natale, il padre di Gabriel, il diciottenne americano che era con Lee Finnegan Elder quando quest'ultimo ha accoltellato il vice-brigadiere Mario Cerciello Rega.

Disperazione in carcere

"Mio figlio pensava di dover effettuare uno scambio come gli era stato chiesto e così avrebbero avuto indietro i soldi. Non aveva capito che era un carabiniere e non pensava che fosse morto. L'ho visto in carcere, è disperato. Sono italiano, ma lavoro negli Stati Uniti da quando ero giovane. I miei genitori vivono a Fregene. Tutti gli anni veniamo qui d'estate anche perché i miei figli sono molto legati a mio fratello", prosegue il padre di Gabriel nello studio dei suoi avvocati Francesco Petrelli e Fabio Alonzi.

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Sopralluogo

Intanto è stato effettuato un nuovo sopralluogo questa mattina dai carabinieri del Ris e dagli avvocati delle difese e dai consulenti di parte nella stanza 109 dell'hotel Le Meridien di via Federico Cesi a Roma in cui alloggiavano e dove sono stati arrestati Finnegan Lee Elder e Christian Gabriel Natale Hjorth, che dista poche centinaia di metri dal luogo dove il vice-brigadiere è stato ucciso.

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