Raffaele Cantone, per l'Espresso è "l'uomo dell'anno"

Il magistrato napoletano è da nove mesi presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione. Un compito difficile, che con pochi mezzi sta provando coraggiosamente a portare a termine

Raffaele Cantone

Il magistrato napoletano Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità anticorruzione, è stato scelto dal settimanale l'Espresso come "uomo dell'anno". "Un uomo semplice, di quelli che un tempo venivano definiti tutto casa e lavoro – scrive di lui Gianluca Di Feo – Un provinciale, orgoglioso delle sue radici".

Figlio di un piccolo funzionario delle poste, Cantone è di Giugliano, ha 51 anni. Dopo un decennio come magistrato antimafia è stato messo a capo dell'anticorruzione: alcune delle sue inchieste erano diventate il cuore di "Gomorra", il romanzo di Roberto Saviano. Due anni fa non riusci à tornare a Napoli come procuratore aggiunto, bloccato dal Csm.

Sarebbe potuto diventare senatore o parlamentare europeo (il Pd di Veltroni prima e di Bersani poi ha provato a candidarlo), diventare sindaco di Napoli. Ma Cantone ha sempre rifiutato, secondo l'Espresso "un rifiuto nato anche da un’alta considerazione per il ruolo dei partiti, che (Cantone, ndR) reputa fondamentali per la democrazia, e da una certa diffidenza verso i 'tecnici' passati in politica".

Infine, la chiamata di Matteo Renzi nove mesi fa, cui Cantone non ha risposto negativamente. Del resto il magistrato era da tempo impiegato nella lotta alla corruzione, proprio perché la criminalità organizzata si era fatta "più imprenditrice".

L'anticorruzione è composta da 30 persone. È stata fusa con un’altra authority, quella per la vigilanza sui contratti pubblici, al tempo composta da 300 funzionari e non troppo attiva. L'organismo guidato dal magistrato non può condurre indagini, non può intercettare, né perquisire. "Ha prerogative limitate – scrive ancora Gianluca Di Feo – ma allo stresso tempo rivoluzionarie: può imporre la trasparenza. Obbligare ministeri, regioni, comuni e società miste a divulgare online come vengono spesi i soldi".

"Aumentare l’efficienza nell’utilizzo delle risorse, riducendo i controlli formali, che comportano appesantimenti procedurali e di fatto aumentano i costi della pubblica amministrazione senza creare valore per i cittadini e per le imprese": è questo il credo del magistrato di Giugliano. I piani anticorruzione devono incentrarsi sui settori oggetto di malaffare. L'obiettivo è prevenire, scoprire le situazioni sospette e indicare la via per correggerle.

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