Campania, una regione che ha fame: in 600mila senza un pasto

I dati diffusi dall'Agenzia governativa Agea. Il 2011 è stato l'anno del punto di non ritorno. Le diverse associazioni che garantiscono pasti e pacchi alimentari non sempre riescono a soddisfare tutte le richieste

di Redazione 20/01/2012
Una mensa
Una mensa

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    Nella regione l'allarme è alto: seicentomila bocche da sfamare di ogni età e fascia sociale: senza tetto, pensionati, disoccupati. Ecco il ritratto della Campania che ha fame. I dati li ha diffusi dall'Agenzia governativa Agea (addetta alle erogazioni agricole) parlando di un aumento dei bisognosi del 30% in un anno. E la volenterosa rete formata da diverse associazioni, che ogni giorno si prodigano per garantire pasti e pacchi alimentari, non sempre riesce a soddisfare tutte le richieste, perché gli indigenti non cessano di proliferare. Il 2011, ad esempio, è stato l'anno del punto di non ritorno.

    La Campania poi, leggiamo in un articolo di Livio Coppola e Silvio B. Geria sul Mattino, con la sua punta di disoccupazione del 15,7% risente più di ogni altra regione delle criticità socio-economiche. E se in Italia il numero di assistiti è arrivato a 3 milioni e 380mila, la regione da sola fa contare il 20% degli assistiti: 666mila e rotti. Un quinto della domanda nazionale, dunque.

    Come spiegano dall'Agea: "l Sud la Campania ha segnato una crescita da 509.928 a 666.065 assistiti, che è anche il maggior incremento in termini assoluti dell'intero Paese. Tale andamento è riconducibile a due spiegazioni: un effettivo incremento del numero degli indigenti, ma in parte anche la maggiore penetrazione del "servizio di assistenza" delle Organizzazioni Caritative sul territorio, come Banco Alimentare, Caritas, Comunità di Sant'Egidio".

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    E la povertà non si arresta su più fronti. "Quello che non possiamo non notare è proprio l'arrivo nelle mense di persone che, a prima vista, non definiresti mai povere - dice Antonio Mattone della Comunità di Sant'Egidio - So che è difficile dare risposte su occupazione e politiche economiche, ma è giusto che a Napoli il welfare riparta dalle azioni basilari, in primis dall'aumento dei centri di accoglienza e degli alloggi sociali per anziani e senza tetto".