Pizzo anche sui poveri, i clan prendono soldi dagli immigrati clandestini per lasciarli "lavorare" nelle zone che tengono sotto controllo.
Secondo un'inchiesta condotta da il Mattino, africani provenienti dal Senegal, dal Ghana e dal Burkina Faso, per lo più clandestini sarebbero sotto scacco del malaffare a causa della paura di essere rimpatriati o peggio, di subire ritorsioni. È così che i lavavetri ai semafori sono costretti a dividere i guadagni con la malavita locale a fine giornata proprio come chi passa la notte ai distributori di carburante self-service per pochi spiccioli di mancia , mentre i venditori di fazzolettini devono rifornirsi dai clan. Anche chi chiede l'elemosina deve poi pagare il pizzo alla camorra.
Come sottolinea il quotidiano cittadino, questo tipo di intreccio tra malavita e immigrazione sembra ormai persino più forte e presente del caporalato, tanto che sulle strade della circumvallazione esterna sono sempre meno i gruppi di extracomunitari che aspettano un furgoncino che li porti a lavorare nei campi, per una miseria e in condizioni estreme.
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La crisi si fa sentire anche in quel settore e l'impoverimento è diventato talmente generale che tocca persino la malavita, che si accanisce come un avvoltoio sulla disperazione della gente.
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