CAMORRA Arrestato in Brasile il ricercato Longobardi
Luca Alessandro Longobardi è stato arrestato ieri a San Paolo. L'uomo era ricercato per riciclaggio di denaro sporco proveniente dalla Camorra napoletana
- PersonaLuca Alessandro Longobardi
L'italiano Luca Alessandro Longobardi, di 41 anni, è stato arrestato ieri sera dalla polizia brasiliana a San Paolo: era ricercato dall'Interpol degli Stati Uniti e dell'Italia per riciclaggio di denaro sporco.
Longobardi, che agiva a San Paolo come un conosciuto consulente finanziario che aveva lavorato a New York e a Miami, é stato fermato mentre si trovava presso il consolato americano dove aveva richiesto un visto per gli Stati Uniti. Al digitare il suo nome, a una funzionaria è scattato il codice di diffusione rossa dell'Interpol che indica le persone più ricercate del mondo.
E' intervenuta subito la polizia brasiliana che lo ha arrestato. Longobardi si trovava in Brasile da nove anni. Ha sposato una ex Miss Brasil, la brasiliana Maria Joana Parizotto, e ha due figlie. Secondo informazioni in mano alla polizia di San Paolo, Longobardi aveva ricevuto, in solo una movimentazione finanziaria dalla Camorra, una cosa come 10 milioni di euro. La giustizia italiana sta mandando ora in Brasile le pratiche per la sua estradizione.
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Tuttavia, il legale di Luca Alessandro Longobardi, l'avvocato Marco Tullio Martino, smentisce il legame del suo assistito con la malavita organizzata e spiega: " In nessuna pagina della ordinanza di custodia cautelare che è stata emessa nei confronti del sig. Longobardi dal Gip di Roma, vi è infatti alcun minimo riferimento ad ambienti di criminalità organizzata o men che meno mafiosi. La gogna mediatica alla quale si sta gratuitamente sottoponendo il mio assistito è dunque solo frutto di inaccettabile disinformazione e di non conoscenza degli atti. Il Longobardi, infatti - brillante manager in carriera e soggetto assolutamente incensurato che non ha mai avuto il ben che minimo problema con la giustizia - sarebbe colpevole, secondo le autorità italiane, di aver investito nella propria società (inconsapevolmente o in maniera fraudolenta lo stabilirà il processo) del danaro che sarebbe stato frutto di una bancarotta fraudolenta di cui erano principali responsabili soggetti a lui del tutto estranei e che anzi ostentavano e vantavano la propria credibilità affiancando il proprio nome su carta intestata a partners come la Banca di Italia e l'Agenzia delle Entrate".
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