Marginalità LGBT, Arcigay: "A Napoli assenti strutture adeguate"

Presentati i risultati di una ricerca effettuata in 5 città italiane. Morniroli al Corriere del Mezzogiorno: "Le strutture ci sono, ma subiscono tagli. Con de Magistris le cose cambieranno"

di Viviana Graniero 09/08/2011
Omosessuali in piazza
Omosessuali in piazza

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    Alla conferenza tenutasi a Bologna l'associazione Arcigay ha presentato i risultati del progetto "Approdi Negati - Interventi di riduzione dell'Alta Marginalità delle persone lesbiche, gay, bisex e transgender (LGBT)." Si tratta di una ricerca finanziata dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali ( legge 383/2000, articolo 12 , comma 3, lettera f) per portare a galla il problema della marginalità dovuta all'esclusione sociale di LGBT e tentare di collaborare con le istituzioni per trovare soluzioni adeguate. Lo studio è stato effettuato in 5 grandi città italiane, Bologna, Roma, Milano, Cosenza e Napoli ed ha coinvolto persone senza dimora, sex workers e strutture del pubblico e privato sociale.

    L'Arcigay spiega: "L'indagine di tipo qualitativo si è svolta prevalentemente attraverso la raccolta e analisi di interviste riguardanti le storie di vita, nel caso delle persone senza dimora e/o sex worker, o nel caso delle strutture, le tipologie e modalità di intervento, nonché la percezione delle problematiche relative a orientamento sessuale e identità di genere." La ricerca effettuata ha evidenziato che gli operatori delle strutture sociali individuano la causa dell'esclusione sociale e della marginalità soprattutto nei fattori dell'estrema povertà e nella solitudine causata dalla rottura con i legami familiari e relazionali in generale che la condizione di "diversità" può causare. Per questo motivo gli interventi privilegiati riguardano inserimento lavorativo, assistenza medica, ricerca di un' abitazione, fornitura di pasti e posti letto e cose simili, mentre sembrerebbero meno frequenti interventi specifici dedicati "all'analisi e al lavoro sulle dinamiche relazionali".

    Inoltre i ricercatori dell'Arcigay sottolineano che "rispetto alle problematiche delle persone LGBT tutte le strutture dichiarano di non avere restrizioni nell'accogliere persone di ogni orientamento sessuale e identità di genere, pur conservando a volte specificità di target (donne con bambini, uomini soli, famiglie…). Sia operatori delle strutture che ospiti hanno dichiarato la presenza di episodi di omofobia all'interno dei dormitori e sulla strada. L'omofobia è stata anche individuata come uno dei fattori che, contribuendo alla disgregazione dei rapporti familiari e sociali, lascia le persone più sole nel fronteggiare fenomeni quali la perdita del lavoro, la malattia, etc etc, aumentando così il rischio di incorrere in processi di marginalizzazione".

    Per quanto riguarda nello specifico il caso del sex-work, lo studio ha evidenziato che si tratta sia di una realtà a sé, sia di una delle possibilità di guadagno per coloro che si trovano in strada, e le due cose non sono necessariamente collegate. "La vita delle persone che lavorano sulla strada, pur conservando una comune componente di rischio legata ad aggressioni, MTS, e fenomeni di sfruttamento, presenta una dimensione eterogenea nelle varie città campione - specifica l'Arcigay - a seconda di variabili quali l'atteggiamento delle forze dell'ordine e ordinanze comunali che vietano la presenza di sex worker in strada.

    Napoli sembrerebbe emergere da questa ricerca come inadeguata dal punto di vista delle strutture atte al contenimento del problema della marginalità di LGBT, tanto più che uno studio recente aveva evidenziato che proprio nella nostra città c'è stato un rilevante aumento di clienti del sex-worker e che il 40% del fenomeno della prostituzione è composto da transessuali. Ma dalle pagine del Corriere del Mezzogiorno si legge la replica di Morniroli, responsabile della cooperativa Dedalus, che ha per mission la costruzione di una comunità accogliente e solidale, ai dati di Arcigay. Morniroli, da sempre impegnato in questo campo sostiene infatti che "esiste certamente un problema di insufficienza di interventi, imputabile soprattutto alla vastità del fenomeno, ma dire che a Napoli c'è assenza di strutture è falso" e specifica inoltre che gran parte delle mancanze registrate sono dovute ai forti tagli di cui è vittima il settore sociale, ma spiega inoltre che la nuova amministrazione di De Magistris si è impegnata a raddoppiare i fondi previsti e dare via ad un progetto in collaborazione con Dedalus per tutelare soprattutto trans e baby prostituti, fenomeno che spesso s'intreccia con la malavita organizzata e che trasforma le persone in veri e propri schiavi.

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    Del resto l'amministrazione de Magistris ha già dichiarato di essere molto sensibile all'argomento, non solo quello legato alla prostituzione, ma anche all'emarginazione sociale che i cittadini lgbt soffrono rispetto ad una legge che non garantisce loro uguaglianza di diritti con gli altri cittadini. In questo senso, il primo passo è stato quello di garantire presto un registro per tutelare i diritti delle coppie di fatto, siano esse eterosessuali oppure omosessuali, e garantire il rispetto del principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione.