Diocesi di Napoli, annullati ottantotto matrimoni nel 2011

L'impotenza tra le prime cause. Seguono la simulazione, l'inganno e varie inadempienze del contratto matrimoniale. Intanto diminuiscono le unioni celebrate in Chiesa

Matrimonio

Si può chiedere l'annullamento del matrimonio se il coniuge aveva già l'intenzione prima di sposarsi di avere relazioni extraconiugali, di non volere avere figli o di separarsi. Sono questi alcuni casi previsti dal diritto canonico per richiedere l'annullamento del vincolo matrimoniale.

Altri casi sono: la simulazione, quando il coniuge già sapeva di non voler adempire ai compiti matrimoniali, l'inganno,la discrezione di giudizio ovvero l'incapacità di valutare i diritti e i doveri del vincolo, il timore, quando il consenso al matrimonio è avvenuto tramite violenza fisica e morale, l'esclusione del bonum coniugum, quando ci si sposa solo per un fine estraneo a quello del matrimonio e  l'impotenza al rapporto sessuale dell'uomo o della donna.

Per quanto riguarda l'impotenza, questa deve essere antecedente al matrimonio. Questo non ha nulla a che fare con la sterelità che non è causa di annullamento se il coniuge era stato correttamente imformato della patologia prima di sposarsi.

Nel 2011 nella diocesi di Napoli sono stati annullati 88 matrimoni, 156 nella metropoli napoletana che comprende Acerra, Alife Caiazzo, Aversa, Capua, Caserta, Castellammare-Sorrento, Nola, Pompei, Pozzuoli, Sessa Aurunca, Teano-Calvi, Ischia. Nel 2010 e nel 2009 le cause di nullità sono state 186, 104 a Napoli. C'è una diminuzione delle richieste di nullità nel 2011 rispetto agli anni precedenti.

Un dato che però deve essere ben valutato in quanto c'è una netta diminuzione dei matrimoni religiosi. Sono stati 6.455 nel 2011, 7.015 nel 2010 e 7.496 nel 2009.

Il Tribunale regionale campano è competente in primo grado per le cause di nullità della diocesi di Napoli e della metropoli, in secondo grado per le cause provenienti dai Tribunali regionali siculo, calabro, salernitano-lucano e beneventano. Una grande mole di lavoro che tende prima di tutto ad accertare la verità sulla quale si basa la richiesta di annullamento.

Per quanto riguarda i costi, questi vanno da un minimo di 1.575 a 2.992 euro per l'avvocato, 315 per il procuratore per la sentenza di primo grado, per l'appello si va da 604 euro a 1.207 per l'avvocato e 315 per il procuratore. Per chi non ne abbia la possibilità ci si può avvalere dell'avvocato d'ufficio che costa per il coniuge che ha richiesto la causa 525 euro e per la parte convenuta 262.

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