Poggioreale, violenza infinita: in due aggressioni feriti quattro agenti

Sono stati condotti al Cotugno e al Loreto Mare per accertamenti. Il Sappe denuncia un sovraffollamento di 800 unità che rende impossibile svolgere il proprio lavoro alla polizia penitenziaria

Quattro agenti di polizia penitenziaria sono stati aggrediti nel carcere di Poggioreale da alcuni detenuti. A denunciare l'ennesimo episodio di questo tipo è il sindacato Sappe, attraverso il segretario per la Campania Emilio Fattorello.

“Ieri – ha spiegato – quattro assistenti della polizia penitenziaria sono stati costretti a ricorrere alle cure dei sanitari in strutture ospedaliere esterne per le lesioni riportate, tre presso il Cotugno per terapie preventive per possibili contagi, ed il quarto presso il Loreto Mare”.

Gli agenti sono stati feriti in due diversi episodi. Il primo, spiega Fattorello, è avvenuto “verso le ore 15.30 presso il Reparto Napoli, in cui vi sono 308 detenuti. Uno di questi, di origini africane, per futili motivi ha aggredito tre appartenenti al corpo con inaudita violenza, con pugni, calci e morsi tanto da far ricoverare i tre malcapitati due dei quali al Cotugno per la prevenzione di patologie infettive da contagi biologici quali HIV ed epatiti”.

La seconda aggressione è avvenuta per mano di un 45enne italiano, che “dopo la doccia si rifiutava di rientrare in cella”. Quindi l'uomo “armato di una lametta, ha colpito con tre fendenti il collega in servizio che ha riportato tre profondi tagli al braccio destro. Anche lui è stato trasportato al Cotugno per le cure del caso e ove riceveva una prognosi di 20 giorni”.

Si tratta di “una giornata nera – aggiunge Donato Capece, segretario generale del Sappe – Viviamo ormai una storia senza fine nel carcere più affollato d'Italia, con i suoi 2.200 detenuti che superano di circa 800 posti la soglia tollerabile a fronte di un organico di poliziotti sempre più ridotto causa dei tagli scellerati del precedente governo. Il tutto ricade con conseguenze drammatiche sulla pelle ed esistenza delle donne ed uomini in divisa che lavorano in condizioni precarie e che devono gestire la disperazione umana che sempre più spesso esplode in pura violenza ed incredibili tensioni”.

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