Nuovi napoletani

Nuovi napoletani

Oumar, il mediatore culturale rimasto senza lavoro a 51 anni

A Napoli da anni, lavorava in un centro accoglienza chiuso dopo il taglio di fondi del “decreto sicurezza bis”

Siamo abituati a pensare ai migranti africani come persone che arrivano in Italia con mezzi di fortuna. Pochi italiani sanno che invece possono arrivare anche in maniera sicura, in aereo, con la stessa speranza di avere una vita migliore nel nostro Paese. È lo stesso modo in cui arriva in Italia nel 2011, Oumar, senegalese di 51 anni. Beneficia del “decreto flussi 2010”, attuato poi in realtà a fine 2011 e che accolse quasi 100mila persone di cui duemila senegalesi. Dopo due anni di stop, l'allora ministro dell'Interno, Roberto Maroni permise l'ingresso regolare in Italia di cittadini extracomunitari per permettergli di lavorare sul territorio nazionale.

Tra loro c'è anche Oumar che arriva a Manerbio e dopo una parentesi in Francia, ad Annecy, si sposta a Napoli dopo un anno e mezzo. Qui comincia a mantenersi facendo lezioni private di francese e in meno di due mesi il suo visto per un anno viene trasformato in permesso di soggiorno subordinato della durata di cinque anni. A differenza di altri fratelli africani, l'aspetto burocratico non è un problema per lui ma resta quello più importante, il motivo per cui è venuto in Italia: trovare un lavoro. In Senegal ha studiato da ragioniere ma reinventarsi in un paese straniero a 43 anni non è semplice. Frequenta dei corsi d'italiano, nel centro sociale Ska di piazza del Gesù e poi alla Scuola della pace, che gli permettono di imparare bene la lingua e conseguire degli attestati.

Comincia così a lavorare in alcuni ristoranti per poi partecipare a un corso come mediatore interculturale organizzato dalla Federico II e la comunità di Sant'Egidio. È la svolta per lui perché gli permette di trovare lavoro in diversi centri d'accoglienza. Un lavoro che gli piace e che gli dà la possibilità di mantenersi e di costruire la propria vita qui. Inoltre riesce a dare una mano a persone in difficoltà e che devono confrontarsi con un nuovo modo di vivere. «Le regole nei centri d'accoglienza sono ferree ed è difficile adattarsi. Ci si ritrova a vivere in quattro o cinque persone nella stessa stanza. Non è possibile portare cibo all'interno e non è possibile cucinare e portare elettrodomestici. In pratica le persone nelle stanze possono solo dormire ed è difficile farglielo capire. Durante il giorno in molti vanno a lavorare nei campi, nei ristoranti e nell'edilizia. Chi è più vicino torna per pranzo o altrimenti direttamente a cena. La sera è il momento più difficile. Tutti gli ospiti sono nelle stanze e la convivenza è davvero difficile. Sei solo e devi cercare di fargli capire che sei lì anche per far rispettare le regole e che non puoi fare eccezioni».

Per molto tempo Oumar ha vissuto in questi centri dormendo anche lì la notte e facendoli diventare in pratica la sua casa. Le sue ultime due case in ordine di tempo sono state il Craf di San Gennaro Vesuviano e un centro di accoglienza di Giugliano. Poi è arrivato il decreto sicurezza bis di Salvini e tutto è cambiato. Il taglio di fondi ha comportato la chiusura del centro di Giugliano e secondo lo stesso decreto all'interno di un centro con meno di cento persone non è possibile avere più di un mediatore culturale. Il risultato è che si trova escluso anche dal centro di San Gennaro Vesuviano rimanendo improvvisamente senza lavoro, sebbene abbia una professionalità riconosciuta e necessaria in Italia.

«Mi piacerebbe continuare a vivere a Napoli ma il problema più grande qui è quello del lavoro regolare. Come ovunque c'è sia buona che cattiva gente. Per il lavoro tanti napoletani si spostano e lo farò anche io. La comunità senegalese è la prima in Italia perché negli anni scorsi era semplicissimo arrivare. Ci siamo sempre spostati per motivi economici, non per altro. Il nostro è un Paese stabile dove non ci sono mai stati colpi di stato e i governi vengono eletti con elezioni regolari. Abbiamo però sempre avuto governi poco “patriottici” che non hanno difeso le nostre riserve di gas. Inoltre la nostra moneta è garantita da un Paese straniero e così non abbiamo una nostra indipendenza economica. Per questo motivo tanti senegalesi si spostano. Se non dovessi rimanere a Napoli mi piacerebbe andare a vivere al Nord o in Francia. Lì è più semplice trovare lavoro ed è tutto più regolare e tranquillo, più vicino al mio carattere».

A 51 anni Oumar deve rimettersi in gioco e cercare un nuovo lavoro. Per lui potrebbe esserci la possibilità di un tirocinio e ma deve rinnovare il permesso. A giugno è andato in Questura e gli è stato fissato un appuntamento per novembre. Tra pochi giorni potrà sapere cosa ne sarà della sua situazione. La sua speranza è quella di avere il permesso di soggiorno illimitato dopo quello temporaneo di cinque anni e lo stesso periodo di residenza anagrafica. Nel frattempo vive in una casa con due compatrioti e si dà da fare per cercare lavoro. A 51 anni è costretto a un nuovo inizio, l'ennesimo, proprio come tanti napoletani.

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