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Marian, quando la macchina da cucire ti salva dal marciapiede

Vittima di tratta dalla Nigeria, è riuscita a salvarsi grazie a una connazionale

“Quello che sto per raccontarvi adesso non l'ho mai detto nemmeno alla commissione”. Inizia così il racconto di Marian arrivata in Italia dalla Nigeria. Ha solo 21 anni ma il suo viaggio è cominciata poco più che 18enne. È cominciato come purtroppo comincia quello di migliaia di donne provenienti dal suo Paese. Lei proviene dall'Edo State, una regione della federazione nella zona meridionale. Un posto dove la povertà non risparmia nessuno e non c'è futuro per le nuove generazioni. Restare vivi è già un'impresa non da poco. Marian vuole lasciare la Nigeria per provare ad avere un futuro e prova a far girare la voce. Non ha i soldi per partire ma questo non impedisce di lasciare il Paese. Non ci vuole molto, infatti, a trovare chi ti organizzi il viaggio.

In Nigeria funziona così. Si fa viva una “sister”, una donna sconosciuta che si offre di pagarti le spese del viaggio e di metterti in contatto con qualcuno in Italia che possa farti lavorare. Non saprai mai chi ti sta dando questa “possibilità”, avrai solo il contatto di chi devi incontrare a destinazione. «C'è lavoro dove stai andando» ti dicono e non ti resta che partire e sperare che sia tutto vero. In mano per il momento hai solo un numero di telefono con cui metterti in contatto una volta sbarcato. E delle istruzioni ben precise: non dire a nessuno come funziona la cosa. Come sei arrivato in Italia o chi ti abbia pagato il viaggio. Pur volendo, in realtà, potrebbe dire poco visto quello di cui è a conoscenza.

Così inizia il viaggio di Marian. Impiega un mese ad arrivare in Libia dove viene bloccata con centinaia di altre persone. Rimane lì per cinque mesi, in attesa non sa di cosa. Di quei mesi ricorda solo uno stanzone enorme in cui vivono ammassate decine e decine di persone. Per imbarcarsi bisogna aspettare il proprio turno, non sa come funziona. Fino a quando non vengono a chiamarla. Tocca a lei partire. La portano vicino all'imbarcazione con la quale deve affrontare il viaggio. Sono 120 persone in tutto quelle che si imbarcano con lei. Ci sono anche bambini e tre donne incinte. In Calabria ne arriva una in meno. Una persona non ce l'ha fatta ed è morta durante il viaggio. Una volta arrivata in Italia fa quel numero di telefono che gli dà un altro contatto a cui rivolgersi. Si sposta a Como ed è lì che l'attenderebbe il suo destino.

Il destino di chi è vittima di tratta degli esseri umani. Il viaggio le è stato pagato per una sola ragione: renderla schiava e vittima del business della prostituzione. Succede così a migliaia di altre donne provenienti dalla Nigeria. A Como però incontra qualcuno pronta a salvarla. Si chiama Stella ed è una ragazza nigeriana che le indica un'altra strada. Un lavoro vero che può portarla via dall'incubo della strada e della sottomissione a vita. Di fatto gliela salva. Deve però spostarsi a Firenze e così ancora una volta è costretta a scappare e a raggiungere la sua nuova amica in Toscana. Lì comincia a lavorare in un appartamento dove fa le pulizie. Purtroppo però non ha un contratto e deve averne uno per migliorare la sua condizione burocratica con i documenti. Ci riesce e comincia a mettere da parte i soldi per sé e la sua famiglia. Vive in un appartamento insieme ad altre ragazze nigeriane ma soprattutto viene a conoscenza di un progetto che le fa incontrare Napoli.

Ma soprattutto che potrebbe farle fare il suo lavoro da sempre: la sarta. È quello che sa fare e che provava a fare in Nigeria e subito si interessa a quella che potrebbe essere una nuova possibilità. Si tratta del progetto Nakupenda con il quale potrebbe insegnare ad altri migranti a realizzare accessori e vestiti africani. Non le interessano le distanze. Lei ogni volta che c'è un incontro della sartoria si mette in treno e va a cucire a Napoli, nel laboratorio di Inclusione Alternativa. È quello che più ama fare e che potrebbe darle un lavoro stabile. «Qui a Napoli posso trovare un lavoro che è difficile da trovare. Ho voglia di venire qui e di vivere e lavorare a Napoli». Il suo obiettivo al momento è solo uno: portare la sua famiglia in Italia. In Nigeria ha ancora una madre, un fratello e una sorella che vorrebbe salvare dalla povertà. Ha bisogno ancora di soldi ma pian piano in questi due anni di vita nel nostro Paese sta provando a metterli da parte. «La vita in Nigeria è molto dura. Non c'è lavoro ma ringraziando dio sono ancora vivi».

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