Nuovi napoletani

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La storia di Idris: a Napoli in fuga dalla guerra e col sogno di diventare attore

Poteva diventare un bambino soldato in Ciad e invece è arrivato a recitare in “Gomorra” e “Sense 8”

Se lo incontri per strada potresti tranquillamente scambiarlo per un atleta in visita in città. Spalle larghe e risata travolgente, non immagineresti mai cosa ha passato prima di arrivare a Napoli. Adesso però adora vivere qui perché «si vive con poco» racconta, e qui crescerà anche suo figlio nato con una ragazza di Secondigliano. La storia di Idris inizia in Ciad, una repubblica centro-africana che confina a Nord con la Libia e che sulle mappe occidentali a stento viene segnalata. Eppure lì sono state trovate alcune delle testimonianze più antiche di vita umana sulla terra, risalenti anche a sette milioni di anni fa e pitture rupestri che fanno pensare che i primi passi della civiltà siano stati mossi qui prima ancora che nella valle del Nilo. La frontiera con la Libia negli anni scorsi rappresentava per molti una speranza di emancipazione da un destino di lavoro nelle fattorie e nelle sterminate campagne. Ma soprattutto un'ancora di salvezza dalle continue guerre che hanno caratterizzato quello Stato. Anche contro i libici, contro il Sudan, ma soprattutto internamente fra dittatura militare ed esercito ribelle.

Nel 2003 la vita di Idris si incrocia drammaticamente con quella del suo Paese. Nel corso delle convulse fasi della decennale guerra civile, l'esercito ribelle è riuscito a entrare a N'Djamena e le truppe governative sono allo stremo. Così si decide di girare tra i villaggi per arruolare anche i bambini, purché siano capaci di tenere un fucile in mano. Idris ha 15 anni in quel momento e quando i militari bussano alla sua porta non c'è a casa. «Mia madre riuscì ad avvisarmi di non tornare più altrimenti mi avrebbero portato a combattere». Così da un momento all'altro la sua vita cambia radicalmente e si trova costretto a scappare in Libia passando la frontiera settentrionale del suo Paese. Nel paese dell'allora dittatore Mu'ammar Gheddafi riesce a trovare un lavoro e a vivere bene per quattro anni. Raggiunge Tripoli dove fa vari lavori prima di iniziare a lavorare con un saldatore sudanese. «Allora in Libia si stava bene. Ti venivano a cercare fino a casa per offrirti il lavoro. Gheddafi non permetteva a nessuno di partire ma c'era lavoro per tutti».

Il 2011 la guerra decide di ricominciare a perseguitare Idris. L'inizio del conflitto libico e la destituzione di Gheddafi mandano l'intera area nel caos. Ancora una volta, ciò che era diventata casa per lui lo esponeva a rischi troppo grandi per la sua vita. Così grazie al suo datore di lavoro decide di scappare dalla Libia e tentare la traversata verso l'Italia. Paga mille euro per un'imbarcazione sulla quale vengono stipate 134 persone. Tra loro ci sono bambini e due donne incinte. Il viaggio dura due giorni e sulle coste di Lampedusa sbarcano con una persona in più rispetto a quelle partite. Una delle due donne ha partorito durante il viaggio con l'aiuto di un uomo. «Quando ho visto il bambino non potevo crederci». Molti dei suoi compagni di viaggio provano a raggiungere la Germania o la Francia.

Idris viene mandato a Napoli. Qui comincia la sua vita partenopea in una stanza d'albergo dove attende di ottenere il permesso per motivi umanitari. Ci vorranno tre anni prima che quello che in gergo chiamano “il documento” arrivi. Nel frattempo studia italiano e riesce a conseguire la licenzia media. Comincia a fare qualche lavoro prima come scaricatore a Gianturco poi riesce a ottenere un posto come addetto alla sicurezza in un negozio d'abbigliamento. Va avanti così per due anni e mezzo ma lui ha un sogno: diventare attore. «Non esiste un film dei grandi attori che non abbia visto. È sempre stato il mio sogno». Il sorriso che ti permette di distinguerlo tra la gente riesce a colpire i direttori casting delle produzioni napoletane. Così riesce a inserirsi con dei piccoli ruoli nella quarta stagione di “Gomorra” o nei film “La paranza dei bambini” e “L'immortale”. Fino ad arrivare anche a una produzione internazionale che è sbarcata per alcuni ciak in città: “Sense 8”.

Il suo sogno è girarne altri e nel frattempo lavorare per mantenere il suo bambino di due anni. Sì perché da quattro ha conosciuto la sua compagna con la quale ha messo al mondo un piccolo «che mi aiuta a crescere la famiglia di mia moglie che è diventata la mia famiglia. Non è facile crescere un bambino senza un lavoro stabile ma per me la famiglia è la cosa più importante». In Ciad ha lasciato la madre, cinque fratelli e una sorella che vivono grazie agli animali della loro piccola campagna e fattoria. Lui vive a via Tribunali dividendo un piccolo appartamento con un amico egiziano. «Ho girato in Italia. Sono stato a Roma e a Milano ma a me piace tanto Napoli perché puoi vivere con poco. La vita non costa molto e si sta bene».

Per restare qui ha però bisogno che il suo permesso venga rinnovato. Prima aveva un permesso umanitario che nella girandola di leggi, col decreto sicurezza di Matteo Salvini, ha trovato un'ultima denominazione in permesso sussidiario. Gli è scaduto ma lunedì è andato a Caserta per il rinnovo e da un momento all'altro potrebbe arrivargli quello che gli permetterebbe di rimanere per cinque anni. Qui a Napoli che ormai è diventata la sua nuova casa, dove crescerà suo figlio e dove finalmente la guerra dovrà smettere di perseguitarlo.

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