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"Le scarpe dei matti", in un libro la storia del disagio psichiatrico

 

Il disagio psichiatrico affligge 850mila persone all'anno. Eppure, nonostante sia tutt'altro che un fenomeno di nicchia, la media di spesa sanitaria nel settore si ferma, almeno in Campania, al 2 per cento. I malati mentali, i "matti", sono ancora oggetto di discriminazione sociale, considerati pericolosi e quinti da contenere e tenere lontani dalle persone "normali". Antonio Esposito, giornalista, scrittore e ricercatore indipendente ha cercato di ricostruire come la cura delle patologie mentali è cambiata dal 1904 a oggi e ha pubblicato il libro 'Le scarpe dei matti'. 

"Il titolo - spiega Esposito, ospite della rubrica NapoliTalk - nasce da una scoperta fatta qualche anno fa nell'ex manicomio di Aversa, quando furono trovate centinaia di scarpe, scucite e spaiate, appartenenti agli 'ospiti' di quella struttura. Da questo episodio è nata l'esigenza di tirare le fila di quanto accaduto in oltre un secondo di storia. Il punto di svolta è sicuramente la legge Basaglia e la chiusura dei manicomi. Però, per vederli chiusi davvero questi istituti, abbiamo dovuto attendere 25 anni". 

Ma se la legge ha chiuso i manicomi, sono tutt'altro che sparite le pratiche manicomiali: "Purtroppo, l'ottanta per cento dei reparti psichiatrici tratta queste patologie attraverso la contenzione fisica e quella farmacologica. Con il welfare allo sfascio, mancano politiche che permettano il reinserimento dei pazienti nella società. Questo comporta una graduale esclusione, un isolamento di cui soffrono anche i familiari. Ci sono esperienze, anche in Campania, che dimostrano come i trattamenti alternativi e il resinderimento sociale siano più efficaci e meno gravosi per lo Stato".  

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