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Ovaio policistico, come curare i sintomi con la dieta: i consigli della nutrizionista

"Bisogna ridurre i grassi saturi, evitare gli eccessi di carboidrati e la frutta troppa ricca in zuccheri come la banana, i cachi e l'uva, oltre a fare una costante attività fisica". L'intervista alla dott.ssa Rosanna Giordano

La sindrome dell'ovaio policistico è tra i disturbi ginecologici più diffusi nelle donne in età fertile. Questa patologia è caratterizza da irregolarità del ciclo mestruale (scarse o assenti mestruazioni) che può associarsi a infertilità; dall’ipersecrezione di ormoni maschili (androgeni) che può causare un aumento della peluria e/o acne; dalle ovaie ingrandite con la presenza di piccole cisti all’interno dell’ovaio; e dall’obesità con evidente adiposità addominale e difficoltà a dimagrire. E’ stato osservato, inoltre, che nelle donne con ovaio policistico si riscontrano spesso alti livelli di insulina nel sangue (iperinsulinemia) e una ridotta risposta dei tessuti all’insulina (insulinoresistenza). Se la patologia non viene controllata e curata, può, a lungo termine, portare delle complicanze non solo all’apparato genitale: si possono, infatti, sviluppare patologie di tipo metabolico (diabete mellito tipo 2, dislipidemia mista, ecc), cardiovascolare (ipertensione arteriosa, aterosclerosi delle coronarie, ecc) e neoplasie come il carcinoma dell’endometrio. Come curarla? In caso di donne giovani, che al momento non desiderano una gravidanza, la pillola contraccettiva rappresenta un’ottima scelta, anche per preservare l’ovaio da un’eccessiva distruzione dei follicoli che potrebbe portare ad infertilità in età più avanzata. Molto importante è anche trattare la resistenza all’insulina: se questo parametro migliora, infatti, può migliorare anche la regolarità del ciclo mestruale, diminuire la produzione di androgeni e possono ridursi i rischi cardiometabolici. La dieta e l’attività fisica, in presenza di questa patologia, svolgono un ruolo molto importante, soprattutto nel trattamento dell’insulinoresistenza. È fondamentale, quindi, impostare una dieta a indice glicemico (indica la velocità con la quale il glucosio presente nel sangue si innalza a seguito dell’assunzione di un alimento) controllato. Quali sono, allora, le raccomandazioni dietetiche in caso di ovaio policistico? NapoliToday lo ha chiesto alla dott.ssa, biologa nutrizionista, Rosanna Giordano.

Cosa è la sindrome dell’ovaio policistico?

“La sindrome dell'ovaio policistico è caratterizzata dall'ingrossamento delle ovaie, dalla presenza di cisti ovariche multiple e da alterazioni endocrinologiche e metaboliche (iperandrogenismo, resistenza all’insulina e conseguente iperinsulinemia). La Policistosi colpisce il 5-10% delle donne, e origina nel periodo puberale. E’ considerata l’alterazione endocrina più comune in età fertile. Bisogna tenerla sotto controllo perchè può essere causa di importanti effetti sulla salute della donna di tipo estetico, metabolico e riproduttivo”.

Questa sindrome è associata a quali patologie?

“L’ovaio policistico è espressione di una complessa alterazione funzionale del sistema riproduttivo data dall’aumento degli ormoni maschili (androgeni), causa di segni e sintomi quali: eccesso di peluria su viso e corpo, acne e calvizie di tipo maschile, disturbi mestruali (mestruazioni irregolari, assenza di mestruazioni per più mesi, cicli scarsi o prolungati). Ciò nonostante, per una corretta diagnosi è necessaria un’indagine più approfondita tra cui esami ormonali, glicemia, insulinemia, ecografia pelvica, ecc, dopodichè sarà possibile consigliare una terapia mirata, uno stile di vita corretto e la perdita di peso”.

Cosa è l’insulino-resistenza?

“L’insulino-resistenza, come suggerisce il termine stesso, è una minore sensibilità delle cellule all’insulina. Ricordiamo che l’insulina è un ormone, prodotto dal pancreas, che regola la quantità di glucosio (zucchero) nel sangue e regola il suo utilizzo da parte delle cellule per i processi energetici, evitando così il verificarsi del fenomeno della glicemia alta caratteristico del diabete mellito. Se le cellule sono incapaci di legare l’insulina e quindi di rispondere al suo segnale, il glucosio non può essere assorbito e quindi utilizzato con conseguente aumento di concentrazione di questo zucchero nel sangue e aumento di glicemia ematica, nello stesso tempo anche l’insulina inizia ad accumularsi perché non correttamente utilizzata”.

Che tipo di alimentazione consiglia a chi ha la sindrome dell’ovaio policistico?

“In questa situazione la scelta degli alimenti da consumare nella dieta è essenziale per assicurare il giusto metabolismo del glucosio e quindi per tenere a bada la glicemia. In linea generale bisogna evitare/ridurre i grassi saturi, evitare gli eccessi di carboidrati ed evitare frutta troppa ricca in zuccheri (es: banana, cachi, uva e fichi)”.

Quali sono i cibi da preferire e quali quelli da evitare?

“Bisogna prediligere alimenti a basso indice glicemico (IG), cioè quegli alimenti che contengono carboidrati e che non determinano un innalzamento eccessivo della glicemia. Questo perché non tutti i carboidrati sono uguali. Alcuni vengono assorbiti velocemente e determinano un aumento rapido della glicemia (IG alto), altri, invece, rilasciano il glucosio più lentamente (IG basso)”.

Il biologico potrebbe essere una scelta corretta?

“Il biologico, quando reale, è sempre la scelta migliore”.

Perché, in questi casi, è importante una costante attività fisica?

“L’attività fisica è in tutti i casi fondamentale perché aiuta a mantenere un buon stato di salute. Ci sono diversi studi che lo dimostrano. Una regolare attività fisica agisce sul sistema cardiocircolatorio, muscoloscheletrico, aiuta il metabolismo e mantiene un giusto equilibrio nella composizione corporea, per cui previene l’insorgere di sindrome metaboliche (es diabete mellito) e dislipidemie. Per ultimo, ma non meno importante, agisce a livello psicologico riducendo i livelli di stress e di tensioni nervose e Favorendo e potenziando il riposo notturno”.


Un piccolo “vademecum” per chi si sta approcciando ad una dieta a basso carico glicemico.

"Per chi abbia esigenza può consultare la tabella degli alimenti stilata secondo il metodo Montignac in cui ad ogni alimento viene associato un determinato valore glicemico. Gli IG sono generalmente classificati in tre categorie: alti (>70), medi (55 > IG <69) e bassi (<55) ; un’alimentazione ideale dovrebbe prediligere quindi per lo più alimenti con un IG < 30. Se non si vuole star dietro a tabelle e numeri bisogna ricordare di inserire la giusta dose di fibre giornaliere, almeno 5 porzioni di frutta e verdura a pasto, di ridurre notevolmente gli zuccheri e di praticare una regolare attività fisica”.

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