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Da Gomorra a L'Isola di Pietro, l'intervista all'attore Michele Rosiello

"Tra gli attori che più ammiro ci sono Mastroianni e Troisi. Un vero artista, oltre ad essere apprezzato dalla critica, deve arrivare dritto al cuore del pubblico, proprio come hanno fatto Marcello e Massimo”. L'intervista di NapoliToday

Michele Rosiello

Giovane, bello e napoletano. Michele Rosiello, classe ’89, ha esordito nella seconda stagione di Gomorra la serie, dove ha interpretato Mario Cantapane, autista di Scianel e amante di Marinella. In queste settimane lo stiamo venendo su Canale 5 nella fiction con protagonista Gianni Morandi,L’Isola di Pietro”. Nella serie di sei puntate, in onda la domenica in prima serata, Michele interpreta Alessandro Ferras, il vicequestore di Carloforte, la suggestiva isola della Sardegna dove è ambientata la fiction. Sull'isola sarda vive una piccola comunità che ha come punto di riferimento un medico, un pediatra, un uomo: Pietro (Gianni Morandi). In questo luogo magico dai paesaggi idilliaci tutto “appare” immobile, tutti si conoscono, tutti si amano, tutti sembrano vivere nella più totale armonia. Ma ad interrompere questa “apparente” quiete è un incendio doloso scoppiato durante una festa organizzata da alcuni liceali alla vecchia Tonnara. Le indagini per capire chi è stato l’autore della tragedia porteranno a svelare, puntata dopo puntata, una serie di misteri e colpi di scena.

L’intervista di NapoliToday all’attore Michele Rosiello.

Ti sei laureato in ingegneria gestionale ma hai deciso di intraprendere la carriera di attore? Come mai questa scelta? Quando è nata la passione per la recitazione?

“Ai tempi del liceo mi divertivo con la handycam a fare video con gli amici. Col tempo ho cominciato a girare veri e propri cortometraggi, finché un giorno non ho capito che il cinema non era semplicemente una passione ma ciò che volevo fare nella vita. Ero al terzo anno di università quando m’iscrissi alla Scuola di Cinema di Napoli Pigrecoemme. Nel 2011 partecipai al bando per il corso di recitazione della neonata “Scuola d'Arte Cinematografica Gian Maria Volonté” di Roma: le selezioni erano curate da Elio Germano, Valerio Mastandrea e Laura Muccino. Eravamo circa 800 per 12 posti e, dopo più fasi di selezione, fui scelto. Dopo due splendidi anni di scuola, durante i quali presi parte a diversi cortometraggi, nel 2013 mi diplomai. L’anno successivo ultimai gli studi universitari conseguendo la Laurea Magistrale in Ingegneria Gestionale”.

C’è qualche attore a cui ti sei ispirato lungo il tuo percorso artistico?

“Ho diversi riferimenti attoriali.. primo su tutti Marcello Mastroianni, un “signore” del cinema italiano. Era un attore versatile, in grado di interpretare con verità tutti i personaggi che gli venivano affidati. Sono tanti i suoi film che ricordo ma sono affezionato, in particolare, a uno degli ultimi, forse meno noto al grande pubblico.. “Che ora è” di Ettore Scola, in coppia con Massimo Troisi...un altro riferimento importante per me: Troisi, con il suo genio e la sua sensibilità, è riuscito ad arrivare a tutti. Credo che un vero artista, oltre ad essere apprezzato dalla critica, debba arrivare dritto al cuore del pubblico, proprio come Marcello e Massimo”.

Quali sono le principali difficoltà che hai incontrato nell’intraprendere questo mestiere in Italia?

“Purtroppo, in questo mestiere, lo studio e le capacità non bastano. La fortuna e il caso sono componenti determinanti. In particolare, in Italia, raramente si scommette su talenti “sconosciuti” e la maggior parte dei ruoli è affidata a quelli che sono gli attori “del momento”. Capita di andare al cinema e trovare in locandina diversi film dove il cast è più o meno sempre lo stesso. Per fortuna il pubblico ha voglia di novità e le cose stanno lentamente cambiando. Anche grazie a chi, come Luca Bernabei, produttore de “L’Isola di Pietro”, punta su volti nuovi”.

Hai lavorato sia nel cinema che in tv. Due mondi diversi con tempi e dinamiche differenti. In quale dei due ti sei sentito più a tuo agio?

“Tendenzialmente, in tv si girano dieci pagine di copione al giorno (circa il doppio di come è solito nel cinema), il che significa avere meno tempo per provare le scene e meno ciak a disposizione. Inoltre, i tempi e il linguaggio del cinema permettono di realizzare inquadrature più complesse, il che è molto più stimolante anche per gli attori. In ogni caso, il mio approccio al lavoro resta lo stesso.. l’importante è dare sempre il massimo e prendere parte a progetti gratificanti, che sia tv o cinema”.

Hai fatto parte del cast dell’ultimo film di Ettore Scola “Che strano chiamarsi Federico” (su Federico Fellini) del 2013. Cosa ha significato per te lavorare con un colosso del cinema italiano?

“Ho avuto l’onore di debuttare sul grande schermo con Ettore Scola nella sua ultima opera, presentata alla 70esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, dove interpretavo Agenore Incrocci, memorabile sceneggiatore ai più noto per la coppia storica “Age & Scarpelli”. Abbiamo girato nel Teatro 5 di Cinecittà, lì dove Fellini ha realizzato gran parte dei suoi film e c’erano tanti professionisti “storici”.. dal direttore della fotografia Luciano Tovoli al truccatore Francesco Freda. Ettore Scola, oltre ad essere un maestro del cinema, era anche una grande persona.. sempre disponibile, ci rapiva con i suoi ricordi. Una volta ci raccontò di una serata in cui c'erano lui, Volonté e Troisi.. si parlava di un film insieme, ma poi non se ne fece più nulla. Peccato!".

Ti abbiamo visto in “Gomorra 2” nel ruolo dell’autista di Scianel, Mario Cantapane. Ci racconti come è stata questa esperienza?

“In Gomorra mi sono davvero reso conto di quella che è l’immensa e meravigliosa “macchina del cinema”. Ho avuto il merito e la fortuna di lavorare con professionisti di primo livello, dalla regia alla fotografia. Inoltre, sono dovuto entrare fisicamente e psicologicamente in una realtà decisamente lontana dalla mia, una realtà che fino ad allora conoscevo solo attraverso i film e i giornali. E andavo ad interpretare un personaggio, la cui storia era ispirata ad un fatto di cronaca realmente accaduto. Insomma.. aver fatto parte di questo progetto, un prodotto venduto in tutto il mondo e riconosciuto per la sua qualità, è stata un’esperienza decisamente importante".

In queste settimane ti stiamo vedendo su Canale 5 nella fiction “L’isola di Pietro” dove interpreti il vicequestore di Carloforte. Alessandro Ferras è un uomo attraente, giocoso e ironico, ma anche molto ligio al dovere. Quanto ti rispecchi in questo personaggio?

“Alessandro Ferras è un bel tipo.. divertente, non si prende mai troppo sul serio.. vive nella barca lasciatagli dal padre. Molto in gamba nel suo lavoro, risulta invece scapestrato in amore. Mi è subito stato simpatico ed è stato abbastanza naturale entrare nella sua testa. Ci somigliamo per tante cose, eccezion fatta per “il vivere in barca” e per “la stabilità sentimentale”, che io ho trovato. Chissà se anche lui riuscirà in questo…”

Com’è stato lavorare con Gianni Morandi?

“Grazie a mio padre sono cresciuto ascoltando e apprezzando le canzoni di Gianni, come di tanti altri artisti italiani della sua generazione, da Dalla a Battisti a Mina. Perciò lavorare con lui è stato prima di tutto emozionante e, poi, divertentissimo. Con piacere ascoltavo aneddoti della sua vita e, spesso, sul set ci ritrovavamo a cantare, benché io sia, come dice lui, “l’unico napoletano stonato”. Gianni è così, come lo si vede, una fonte inesauribile di energia.. un’energia che trasmette a tutti quelli che gli sono intorno. Spesso è capitato, dopo dieci ore di lavoro, di tornare tutti insieme a casa in pulmino.. eravamo sempre tutti stanchissimi, mentre lui era ancora lì a cantare! Inoltre, devo dire che è un serio professionista anche come attore: sul set arrivava sempre preparatissimo ed è sempre stato disponibile con tutti”.

La fiction, giunta alla seconda puntata, è stata molto apprezzata dal pubblico. La puntata di esordio ha addirittura battuto in termini di ascolti la prima di “Che tempo che fa”. Cosa, secondo te, ha conquistato il pubblico italiano?

"È indubbio che la presenza di Gianni Morandi, che torna in tv da attore dopo circa 20 anni, abbia spinto in tanti a vedere “L’Isola di Pietro”. Ma l’affezione dello spettatore è da attribuirsi a vari elementi. La fiction affronta temi attuali quali il bullismo, la droga e il rapporto genitore-figlio.. è presentata come un giallo, ma c’è molto altro.. è una storia di passioni e amori. A fare da cornice a tutto questo sono i meravigliosi paesaggi del Sulcis, raccontati ed immortalati da due professionisti del cinema, quali Umberto Carteni e Fabrizio Lucci. Infine, ci siamo noi attori, molti dei quali emergenti.. siamo stai apprezzati nelle prime puntate e speriamo ora di non tradire le aspettative del pubblico".

Progetti futuri? Ti piacerebbe lavorare con qualche regista in particolare?

“Sto valutando un progetto per il cinema, ma non posso ancora dire nulla. Mi piacerebbe lavorare con tutti i più grandi registi nostrani ma, in particolare, da napoletano e da spettatore che ama soprattutto l’estetica del cinema, l’immagine, vorrei lavorare con Paolo Sorrentino, dando vita a uno dei suoi personaggi, unici, sempre scritti con estrema cura e fascino”.

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