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Inquinamento ambientale, Marfella: “Il cancro è l'ultimo dei problemi"

"A causa dell'inquinamento sono aumentati negli ultimi anni i casi di autismo, di infertilità maschile e di Alzheimer". L'intervista a NapoliToday dell'oncologo della Fondazione Pascale

I tumori sono solo l’ultimo e persino il meno grave dei problemi che lacerano le terre dei fuochi sparse in tutta Italia. A causa dell’inquinamento ambientale sono aumentati negli ultimi anni i casi di autismo, di infertilità maschile e di Alzheimer. Nella giornata internazionale della disabilità il Miur ha segnalato la necessità di aumentare gli insegnanti di sostegno fornendo un dato epidemiologico importante: sono quasi 235.000, cioè il 2,7% del numero complessivo, gli alunni frequentanti diversamente abili. Da anni si parla di connessione tra danno ambientale e aumento di malattie nelle terre inquinate. Da anni epidemiologi, ricercatori e medici lanciano appelli alle Istituzioni affinché si mobilitino per le bonifiche di quei territori. Se vent’anni fa c’era un bambino autistico ogni 7500 nati, oggi ce n’è uno ogni 78. Ad aver riportato questo dato allarmante è stato il tossicologo e oncologo dell’IRCCS Fondazione G.Pascale, nonché esponente del Direttivo campano di ISDE Medici per Ambiente, Antonio Marfella che sull'argomento ha scritto diversi capitoli di un libro presentato in questi giorni firmato anche da Umberto Veronesi. Il medico è in prima linea da anni nella battaglia contro l’avvelenamento delle terre campane a tutela della salute pubblica e della fertilità. Ed è a Marfella che NapoliToday ha chiesto di far luce sulla connessione tra l’aumento dei casi di autismo e di infertilità maschile, e l’inquinamento ambientale.

Come è cambiata la medicina e il ruolo del medico in un contesto di allarme ambientale come quello che vive oggi la Campania?

“La medicina di oggi ha rinunciato alla sua origine ippocratica: si occupa solo della cura ma non della prevenzione. Le malattie non possono essere solo curate a ormai costi insostenibili ma vanno obbligatoriamente prevenute avendo cura della tutela dell’ambiente e del lavoro, e quindi è necessario creare le condizioni per uno sviluppo realmente sostenibile e non sostenibile soltanto a chiacchiere favorendo un’industria senza alcun tipo di controllo”.

La prevenzione e la raccolta dei dati epidemiologici possono servire da soli a contrastare l’aumento di casi di tumori e altre malattie?

“Certamente servono ma oramai non sono più sufficienti anche in funzione dei tempi eccessivi necessari per la raccolta di dati certi. Non possiamo aspettare tempi biblici per avere i dati per poi obbligare la politica e l’industria a mobilitarsi per tutelare la salute pubblica. Oggi va ripristinata un’azione scientifica e una politica gestionale basata sul “principio di precauzione” che invece ordinariamente viene disattesa”.

Lei ha detto che i tumori sono soltanto l’ultimo e il meno grave dei problemi legati alla salute pubblica da danno ambientale. Cosa c’è di più grave del cancro?

“Il tumore ormai è l’ultimo dei problemi che insorgono per la mancata tutela ambientale. I primi problemi sono legati alla fertilità, alla riproduzione e alle malformazioni, quindi è essenziale oggi intervenire e non semplicemente studiare. Si devono andare ad analizzare innanzitutto i parametri di fertilità e delle malformazioni prima ancora dei parametri dei tumori. L’attenzione di noi medici, ma anche dei politici, deve essere rivolta a studi e indagini approfondite sul danno agli organi della riproduzione, alla fertilità, alle malformazioni neonatali, ai parti prematuri, ai tumori infantili, ai casi di autismo che stanno logorando non solo le nostre famiglie ma l’intero sistema di welfare italiano. In occasione della Giornata internazionale della disabilità il Miur ha reso noti dati epidemiologici allarmanti: il 2,7% del numero complessivo degli alunni è affetto da autismo. Rispetto a dieci anni fa il loro incremento è pari quasi al 40%”.

Una rivoluzione nell’ambito della valutazione ambientale parte anche dalla Campania con l’EcoFoodFertility? Ci spiega di cosa si tratta.

“Lo studio è un progetto di ricerca internazionale ideato dal Dott. Luigi Montano che ha come obiettivo quello di dimostrare scientificamente il nesso di causalità tra ambiente, abitudini alimentari e salute dell'uomo nella terra dei fuochi. Vengono analizzati gli spermatozoi che, per la loro sensibilità agli inquinanti ambientali, sono considerati bioindicatori della stato di salute dell’uomo. Si sospetta, infatti, che la presenza di alcune sostanze chimiche nell’ambiente e negli alimenti riducano non solo qualità e quantità degli spermatozoi, ma modifichino anche il loro Dna”.

Buona parte dell’inquinamento di Napoli è determinato dai camini delle navi del Porto che avvelenano l’aria. Lei si sta battendo per l’elettrificazione delle banchine. Quali vantaggi apporterebberro alla salute?

“Il Porto di Napoli è tra i principali generatori di polveri sottili. Lo studio VIIAS ha certificato che un cittadino napoletano al giorno muore per morte evitabile da inquinamento atmosferico. Tale studio dimostra che Napoli è tra le prime città d’Italia per morti evitabili da inquinamento dell’aria. Sono necessari interventi significativi. Lo sviluppo del Porto di Napoli deve passare obbligatoriamente dall’elettrificazione immediata delle banchine. Il costo presunto dei lavori è non superiore a 28 milioni di euro. In un momento in cui ne stiamo spendendo centinaia per rifare il porto, elettrificare le banchine significherebbe automaticamente il risparmio, non la cura, ma la salvezza di tanti cittadini da morte evitabile. Salvare un cittadino da morte evitabile al giorno è un risultato irraggiungibile, oggi, anche dalle più efficaci cure del cancro al polmone”.

Cosa può fare la politica di fronte a una situazione di allarme come questa?

“Noi come medici non dobbiamo consentire alla politica di non agire nascondendosi dietro la mancanza di dati certi. Politica e Industria devoNO mobilitarsi per tutelare l’ambiente e la salute molto prima che arrivino questi dati. Si devono appellare al “principio di precauzione”. Basta pensare alla connessione tra l’aumento dei casi di autismo e l’utilizzo del diserbante glifosato, oggi primo imputato per l’epidemia di autismo. Non possiamo permetterci di aspettare dati certi in presenza di una situazione allarmante come questa. I casi di autismo come anche quelli di Alzheimer, quando mi sono laureato in Medicina nel 1980 erano rarissimi, negli ultimi anni invece sono esplose in modo epidemiologicamente significativo creando problemi di cura e di assistenza addirittura più gravosi del cancro. I dati di vent’anni fa erano di un bambino autistico ogni 7500 nati, oggi sono di 1 bambino ogni 78. Tutto questo è legato palesemente all’inquinamento ambientale che influisce sul nostro patrimonio genetico modificandolo. Bisogna prendere al più presto decisioni cominciando dal corretto uso o dalla limitazione di sostanze tossiche come i pesticidi ad esempio”.

L'Istituto Pascale è il primo punto di riferimento in Campania per i malati di cancro. Ma l'attesa per un intervento è un calvario. Qual è la causa di queste liste di attesa interminabili?

“Il 52% della spesa pubblica del Pascale viene destinato ai beni e servizi, compresi i farmaci, mentre il 48% restante viene utilizzato per la spesa del personale. Per cui, dati i costi elevati delle nuove terapie, noi medici del Pascale ci troviamo ad avere disponibili farmaci costosissimi, strumenti tecnologici all’avanguardia, ma non abbiamo sufficienti soldi per poter avere un adeguato personale infermieristico, tecnico e medico per poter utilizzare al meglio gli strumenti che abbiamo a disposizione”.

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